Certezze e incertezze spagnole

Certezze e incertezze spagnole
Il desiderio di un esecutivo diverso e le incognite di un governo di coalizione

Domenica prossima in Spagna è attesa una nuova tornata elettorale. Come abbiamo avuto modo di sottolineare su queste colonne, l'esito del confronto rimane incerto non tanto per quel che riguarda le posizioni dei partiti e degli schieramenti antagonisti quanto piuttosto sul tipo di esecutivo che tale posizionamento e le percentuali ad esso legate, potranno permettere che si formi. Le elezioni autunnali del vicino Portogallo, nazione che, pur nelle grandi diversità economiche, sociali e politiche, vive un momento storico simile a quello spagnolo, hanno decretato, benché con grandi difficoltà e incertezze, una svolta politica con la nascita di un governo progressista dopo anni di austerità gestita dalla destra. In Spagna sembra che si profili all'orizzonte un cambiamento simile. L'impatto che esso potrebbe avere in Europa, proprio a causa del diverso peso specifico di cui gode la Spagna in Europa, sarebbe certamente maggiore. Permangono tuttavia numerosi elementi di incertezza che un recente sondaggio eseguito dall'Istituto MyWorld per conto di gruppo editoriale SER più aiutare a chiarire. Esso si è svolto sulla base di un campione di mille e 500 cittadini nel periodo compreso tra il 13 e il 16 giugno e indica come primo partito nelle intenzioni di voto il Partito Popolare di Mariano Rajoy con il 28,9 per cento delle preferenze, una percentuale analoga a quella ottenuta nelle precedenti e inconcludenti elezioni di dicembre 2015. Con tale percentuale i popolari otterrebbero 118-123 seggi in Parlamento. Al secondo posto si attesta l'alleanza "Unidos Podemos" con il 24,8 per cento dei voti e 87-90 seggi mentre il Partito Socialista, al terzo posto, guadagnerebbe il 20,4 per cento e 75-80 seggi ovvero 10-15 in meno rispetto a dicembre. Lo schieramento Ciudadanos mentiene, secondo il sondaggio di MyWorld, il quarto posto con il 14,4 per cento dei voti (38 o 39 seggi contro i40 di dicembre).

Un dato interessante che emerge dal sondaggio riguarda la domanda sulla preferenza di esecutivo: la maggioranza degli spagnoli interprellati preferirebbe un governo di sinistra, una coalizione tra "Unidos Podemos" e il Partito Socialista, guidata dal leader di Podemos Pablo Iglesias. Quel che è certo, inoltre, è che la formazione di un nuovo governo in Spagna, passerà inevitabilmente attraverso la creazione di una coalizione di partiti. Alla domanda "Quale raggruppamento di partiti preferirebbe per l'esecutivo del paese" la risposta che guadagna maggior consenso (34,4 per cento) è un governo tra PSOE, "Unidos Podemos" e altri loro alleati con l'astensione degli altri partiti. Un'alleanza politica per il governo tra Partito Popolare, Ciudadanos e PSOE raccoglie appena il 20,4 per cento delle preferenze mentre al terzo posto giunge un governo di popolari, Ciudadanos con il sostegno o l'astensione degli altri partiti. Analogamente, alla domanda "Chi credete che governerà la Spagna" il 26 per cento sostiene che sarà un governo di sinistra, appena il 3 per cento più avanti di coloro che credono che si verrà a formare un governo di destra tra il Partito Popolare e Ciudadanos.

Primo nelle preferenze per la poltrona di primo ministro giunge però Pablo Iglesias di Podemos con il 26 per cento e lo segue, con il 20,5 per cento Alberto Rivera (Ciudadanos) e terzo è Pedro Sanchez (socialisti). Ultimo posto per il leader dei popolari Rajoy. Inoltre i participanti al sondaggio di opinione credono che i socialisti collaboreranno con "Unidos Podemos". Alla domanda "Cosa credete farà il Partito Socialista nel caso in cui debba scegliere tra una "grande coalizione" formata da popolari, Ciudadanos e socialisti e un'altra tra PSOE e "Unidos Podemos", il 42 per cento del campione ha risposto che crede che dovrebbe scegliere la seconda.

I risultati di questo recente sondaggio attestano una certa cristallizzazione nelle percentuali rispetto a dicembre ma allo stesso tempo indicano una tendenza nell'elettorato spagnolo a privilegiare un cambio di esecutivo rispetto al passato. Non è da escludersi che la sterzata "socialdemocratica" del leader di Podemos stia pagando a livello di consenso moderato e socialista soprattutto dopo gli infruttuosi tentennamenti del PSOE di formare un governo nei mesi scorsi. Quel che è certo è che l'incertezza politica dovuta alla mancanza di un esecutivo dovrà terminare con il voto del 26 giugno perché la Spagna vive un momento economicamente e socialmente critico e non può più permettersi di rimanere senza una guida e che l'esecutivo sarà sicuramente una coalizione la cui stabilità e durata, però, sono tutti da vedere alla prova dei fatti.

21/06/2016

Autore: 
Rigas Raftopoulos

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