Cipro e il veto alla Turchia nell'Unione Europea

Cipro e il veto alla Turchia nell'Unione Europea
No perentorio del presidente cipriota all'apertura del capitolo sul coinvolgimento della Turchia nell'UE

Il presidente  della Repubblica di Cipro Nikos Anastasiadis ha fatto sapere che opporrà il suo no ad alla riapertura dei capitoli relativi alle trattative per l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea, nel contesto dell'accordo euroturco sulla questione dei profughi senza l'adimpimento preliminare delle promesse fatte da Ankara. È quanto riferisce in un suo interessante articolo il Financial Times, un reportage intitolato “Il leader cipriota minaccia di affossare l'accordo della Merkel sui profughi”. Nell'articolo è riportata, per la precisione, la seguente inequivocabile dichiarazione di Anastasiadis “Non cederò mai alle pressioni e non darò mai il mio assenso dal momento che in caso contrario non avrei altra scelta che non tornare mai più a Cipro”.

Il reportage prosegue poi riferendo come il presidente turco Davoutoglou abbia riferito “platealmente” ai giornalisti turchi, dopo il recente vertice in cui l'UE ha fatto importanti aperture alla Turchia, come “all'interno dei rappresentanti dell'UE fosse scoppiata una violenta lite” e che essi “si siano impegnati concretamente a volgersi contro il leader grecociprita in maniera seria”. Il presidente Anastasiadis, durante i delicati colloqui con la controparte turcocipriota, ha affermato che l'accettazione da parte di Bruxelles delle richieste turche senza la concretizzazione di impegni ben precisi da parte di Ankara comporterebbe l'abbandono della sua delegazione agli stessi colloqui. “Potrei affermare, purtroppo, che è a rischio l'intero processo”. “Sacrificano l'unica occasione per trovare una soluzione definitiva alla questione cipriota mettendoci in una posizione tanto difficile”. Nel merito dei colloqui tra grecociprioti e turcociprioti Anastasiadis ha detto che Mustafa Akintzi ha  esaurita i suoi limiti e perciò lo stesso presidente chiede al governo turco non soltanto di incoraggiare ma anche di sostenere Akintzi nell'affrontare i problemi.

Quello che appare certo è lo stupore collettivo delle diverse rappresentanze diplomatiche presenti al vertice di Bruxelles quando, all'ultimo istante, senza alcun preavviso, è stato presentato l'accordo Merkel-Davoutoglou sulla questione dei profughi. In particolare, la questione della riapertura dei capitoli sulle trattative per l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea, non era stata affatto posta durante i colloqui preparatori al vertice. A rendere la situazione più sconcertante è stata poi la notizia riferita da alcuni diplomatici presenti ai colloqui secondo la quale la rappresentanza cipriota è stata informata delle richieste turche non dal presidente del Consiglio d'Europa Donald Tusk bensì da primo ministro olandese Mark Rute, presente il giorno prima ai colloqui tra Angela Merkel e Ahmet Davoutoglou. Questa rottura del protocollo avrebbe, inoltre, provocato, la reazione dei diplomatici dell'Unione Europea. A margine dei colloqui è circolata l'indiscrezione secondo la quale i ciprioti sarebbero disposti a giungere ad un compromesso qualora la Turchia fosse disponibile ad aprire i suoi porti alle navi battenti bandiera cipriota.

Quello che appare sempre più evidente è come la questione dei profughi siriani abbia scoperchiato il vaso di Pandora delle debolezze dell'Unione Europea in fatto di collegialità e democraticità delle decisioni in politica estera. Inoltre è evidente che a vario titolo sono coinvolti nella questione moltissimi paesi: dalla questione della redistribuzione dei profughi a quella de loro l transito dalla Grecia attraverso il corridoio balcanico occidentale verso l'Europa centrale e occidentale a quella dei rapporti con la Turchia e della questione cipriota, il momento è cruciale sia per la sopravvivenza dell'Unione Europea sia per la definizione dei caratteri che essa assumerà in futuro. In questo panorama la Germania ha una sua agenda e la segue con la determinazione e la consapevolezza di chi non ha rivali sul campo, la Francia si muove ugualmente rispetto ai suoi obiettivi mentre l'Italia e gli altri paesi oscillano tra un ruolo di mediazione e dialogo e l'imposizione di veti. Il Mediorente (e la questione libica) sono banchi di prova severi e da oltre Atlantico, a novembre, un eventuale cambo di amministrazione potrebbe sottrarre all'Europa i margini di autonomia di cui ancora gode nella gestione di queste crisi. Sarebbe forse opportuno non perdere questa grande e forse ultima occasione di proporsi come soggetto politico internazionale di primo piano.

12/03/2016

Autore: 
Rigas Raftopoulos

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