Disoccupazione di lungo corso nei paesi mediterranei dell'Unione Europea

Disoccupazione di lungo corso nei paesi mediterranei dell'Unione Europea
I preoccupanti risultati di una recente ricerca tedesca attribuiscono ai paesi mediterranei la maglia nera

I risultati dello studio condotto dalla fondazione tedesca Bertelsmann, la più grande organizzazione no-profit nel paese, sono stati resi noti oggi e mostrano una situazione particolarmente inquietante, consolidatasi ormai da anni nell'ambito della disoccupazione. In estrema sintesi emerge il dato secondo cui oltre la metà dei circa 22 milioni di disoccupati nell'Unione Europea sono rimasti senza lavoro da almeno un anno e tra di essi i più colpiti risultano essere i più anziani e coloro che possiedono meno competenze e qualifiche professionali.

Se si analizzano i risultati in maggior dettaglio emerge tuttavia anche un dato positivo ovvero che tra la fine del 2014 e l'inizio del 2015 è calato il numero di persone senza lavoro da lungo tempo di circa l'11 per cento ma il 4,3 per cento di tutti i cittadini in condizioni di poter lavorare ha cercato un'occupazione per più di dodici mesi. La concentrazione di persone in cerca di lavoro da lungo tempo varia sensibilmente da paese a paese mostrando una mappa piuttosto variegata in tutta l'Unione Europea.

I paesi del Mediterraneo che più degli altri hanno pagato a caro prezzo le crisi del debito sovrano come Spagna, Portogallo e Grecia sono affetti più degli altri da un alto tasso di disoccupati di lungo periodo. In Grecia, ad esempio, dove circa un quarto della popolazione è senza lavoro, il tasso di disoccupazione di lungo periodo è superiore al 18 per cento, dato drammaticamente lontano dall'1,5 per cento di Regno Unito e Svezia. In Germania il tasso di disoccupazione è al record più basso di sempre attestandosi attorno al 4,7 per cento mentre la percentuale dei disoccupati di lungo corso si attesta attorno al 40 per cento a significare che si tratta di cittadini che hanno beneficiato poco dall'ottimo stato di salute della più forte economia europea.

Il fenomeno della disoccupazione di lungo termine, ha sottolineato il portavoce della fondazione tedesca, influisce in maniera profondamente negativa sulle economie di alcune Stati e contribuisce a creare una massa di cittadini che, rimanendo troppo a lungo fuori dal mercato del lavoro, perde ogni prospettiva per il futuro e la fiducia verso la politica e i modelli di sviluppo economico. Non è tutto: lo studio mette in chiaro che i più colpiti dal fenomeno sono gli over 55 e coloro che hanno un basso livello di istruzione e di formazione ma mostra come anche i lavoratori di media e alta formazione trovino grandi difficoltà ad impiegarsi nei paesi economicamente in forte difficoltà (come la Slovacchia e la Lituania). Un altro risultato interessante della ricerca mostra come gli uomini siano maggiormente a rischio di entrare a far parte della categoria dei disoccupati di lungo termine poiché i settori in cui essi risultano maggiormente occupati, l'edilizia e il manufatturiero, sono proprio quelli più duramente colpiti dalla crisi economica. Le misure che la politica potrebbe e dovrebbe prendere per contrastare questo fenomeno socialmente devastante possono consistere, ad esempio, nella creazione di corsi di riqualificazione e nel monitoraggio preventivo di quelle categorie a rischio di disoccupazione di lungo corso.

Il potenziale umano dell'Unione Europea è molto alto e i paesi dell'area mediterranea sono tra i primi formatori di mano d'opera altamente qualificata che però è costretta ad abbandonare il paese di origine per andare a lavorare nel ricco e organizzato nord Europa. I questo modo gli alti costi della formazione e della qualificazione ricadono sulle spalle degli Stati come Italia, Grecia e Spagna mentre i benefici vengono raccolti altrove, in una spirale oltreché iniqua anche fortemente divisiva tra i cittadini dell'Unione, come abbiamo già avuto modo di segnalare sulle colonne di questo Osservatorio.

10/06/2016

Autore: 
Rigas Raftopoulos

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