Dopo il fallito golpe in Turchia

Dopo il fallito golpe in Turchia
Rafforzato il potere del presidente Erdogan ma sempre più grandi gli interrogativi sulla reale tenuta democratica del paese
Il giorno dopo il tentato golpe militare in Turchia la situazione interna nel paese permane naturalmente incerta e fluida ma alcuni osservatori internazionali mettono in luce possibili scenari di medio termine. Per prima cosa il ruolo istituzionale dell'esercito ne esce decisamente indebolito pur tenendo conto del fatto che con ogni probabilità soltanto una minoranza delle forze armate ha preso parte all'iniziativa golpista di ieri notte. Di contro il potere e la posizione di Erdogan ne escono rafforzati e ciò che bisogna attendere saranno le misure che il presidente turco vorrà adottare tra le forze armate, negli apparati di sicurezza e nelle istituzioni civili tra cui certamente anche la magistratura.
 
La Turchia è una nazione che si trova collocata strategicamente in un'area cruciale per gli equilibri internazionali e ormai da tempo contribuisce a generare instabilità e incertezza in Medioriente. Dal punto di vista interno, invece, il fallito colpo di stato, se avesse avuto successo, avrebbe comunque prodotto una situazione di caos e grande incertezza poiché, come è emerso dalla reazione popolare, Erdogan gode di un forte seguito e un intervento militare contro di lui avrebbe probabilmente portato ad un esteso conflitto civile. Fra l'altro, molti osservatori internazionali credono che lo stesso presidente della Repubblica abbia in mente la creazione di un forte tensione civile interna per accreditare un ruolo forte attorno alla sua figura. La tardiva e incerta reazione internazionale a sostegno del governo turco rispecchia, d'altro canto, lo scarso gradimento di cui gode Erdogan in Europa e negli Stati Uniti e allo stesso tempo però mette in luce come un'alternativa democratica in grado di garantire stabilità e maggior rispetto per i diretti politici, civili e persino umani in Turchia, attualmente non sia disponibile.
 
Destano poi sempre più interrogativi le modalità con le quali i golpisti hanno attuato i loro piani decidendo, ad esempio, di bombardare l'edificio del parlamento (invece che il Palazzo del presidente Repubblica) oppure non oscurando immediatamente tutti i mezzi di comunicazione e consentendo ad Erdogan di trasmettere attraverso le linee di trasmissione dei cellulari il suo messaggio alla popolazione che ha immediatamente raccolto la chiamata a scendere in piazza. La reazione delle opposizioni politiche è a sua volta indicativa del fatto che esse abbiamo giudicato "inaffidabile" il golpe, il classico colpo di stato in pigiama. L'ultima considerazione che per il momento è possibile effettuare riguarda il rapporto che il "sultano" Erdogan è riuscito a stabilire con la parte più importante delle forze armate laiche, una forma di compromesso per il momento stabile. Il fatto che tale parte delle forze armate non abbia agito nella notte tenendosi in disparte getta ulteriori dubbi e crea ulteriori inquietudini sugli ultimi eventi turchi e sui prossimi sviluppi tanto interni quanto internazionali.
 
16/07/2016
Autore: 
Rigas Raftopoulos

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