Elezioni anticipate in Serbia

Elezioni anticipate in Serbia
Il partito al governo in cerca di una maggiore legittimazione. Le incognite della destra nazionalista

Il primo ministro serbo Alexander Vucic ha presentato richiesta ufficiale al presidente della Repubblica affinché proceda allo scioglimento del Parlamento e all'indizione di elezioni anticipate. La motivazioni alla base della richiesta di Vucic sono sostanzialmente da ricercarsi nella volontà di ottenere un mandato più forte da parte dei cittadini al fine di procedere sul percorso delle riforme nell'ottica di una prospettiva europea e del miglioramento dei livelli di vita nel paese. Da segnalare un dato carico di rilevo: l'attuale maggioranza può vantare in Parlamento una maggioranza di duecentodue deputati su un totale di duecento cinquanta parlamentari, dunque una maggioranza già consistente. Sulla base delle più recenti rilevazioni d'opinione il Partito Progressista (SNS) guidato da Vucic si colloca come il dominatore assoluto della scena politica serba La società di sondaggi Faktor Plus attesta il partito al governo al 49,4 per cento delle intenzioni di voto, seguito dal Partito Socialista (SPS) guidato dall'attuale ministro degli Esteri Ivica Dacic con l'11,3 per cento – partito col quale l'SNS compone l'esecutivo – e il Partito Democratico con il 6,4 per cento. Infine il partito nazionalista guidato da Voijslav Seseli (sotto accusa presso il Tribunale dell'Aja), Partito Radicale Serbo (SRS) chiude la lista attestandosi al 6 per cento. Il presidente della Repubblica di Serbia Tomislav Nicolic, firmando il decreto di scioglimento del Parlamento mette fine ad una legislatura che sarebbe stata destinata a concludersi, naturalmente, tra due anni. La data fissata per il consulto elettorale è il prossimo 24 aprile. Data la situazione sono in molto a domandarsi le ragioni alla base della richiesta di Vucic.

Gli osservatori interni nutrono però una serie di dubbi sulle reali cause che avrebbero indotto Vucic a chiedere lo scioglimento anticipato del Parlamento. La motivazione legata al completamento del percorso delle riforme, infatti, appare molto debole poiché l'esecutivo avrebbe avuto a sua disposizione ben due ulteriori anni per proseguire sulla strada intrapresa. L'argomentazione legata alle critiche serrate che il governo riceve da più parti sembra essere anch'essa piuttosto debole e, sostanzialmente infondata poiché è del tutto prevedibile che durante le prossime settimane di campagna elettorale il clima politico si surriscalderà notevolmente. Inoltre non è chiaro il motivo pe cui anche dopo il 24 aprile le critiche rivolte al governo debbano diminuire. Svariati analisti politici propendono per la tesi secondo la quale Vucic abbia previsto nei prossimi due anni un sensibile calo delle preferenze per il suo governo e dunque abbia deciso di cogliere il momento di picco della sua popolarità (come d'altro canto ha fatto per le ultime elezioni) per assicurarsi altri quattro anni di potere anziché due.

In realtà, al di là dei recenti sondaggi di opinione citati in apertura, è prevedibile che il partito di Vucic inizi a soffrire la concorrenza da destra ad opera del Partito Radicale Serbo – da cui è nato a seguito di una scissione lo stesso SNS – per il quale si prevede un successo ossia il superamento della soglia di sbarramento in Parlamento, così come è possibile che avvenga per la coalizione formata dal Partito Democratico e il movimento Dveri. Questi concorrenti si attestano su posizioni anti-europeiste e raccolgono il consenso di coloro che ritengono la politica estera di Vucic un tradimento degli interessi reali della Serbia soprattutto per quanto riguarda la questione del Kosovo, questione sulla quale Vucic si è impagnato con l'Europa attraverso l'Accordo di Bruxelles. Essi propongono con forza, al contrario, un riavvicinamento alla Russia di Putin in chiave di tutela degli interessi serbi.

L'esito delle elezioni sembra dunque scontato ma ciò che peserà maggiormente sarà la forza numerica del risultato per il partito di Vucic. I partiti di opposizione difficilmente riusciranno a presentarsi compatti e a proporsi come alternativa di governo ma se l'SNS dovesse ottenere un risultato inferiore all'autosufficienza per governare allora il valore negoziale dei voti dell'alleato SPS potrebbe assumere un carattere cruciale.

05/03/2016

Autore: 
Rigas Raftopoulos

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