Fine della crisi istituzionale in Libano?

Fine della crisi istituzionale in Libano?

Nella intricata questione della elezione del presidente della Repubblica libanese, carica vacante dal maggio 2014, la palla è ora passata a Saad Hariri, leader del Movimento Futuro, capo della coalizione 14 marzo e figlio dell’ex premier assassinato nel 2005 Rafiq Hariri.

Dopo diversi mesi di stallo politico, di boicottaggi incrociati delle sedute in Parlamento, di precondizioni impossibili poste per il prosieguo del “dialogo nazionale”, sul finire del 2015, i principali partiti libanesi sembravano star facendo seri tentativi per trovare un accordo. Secondo la prassi costituzionale libanese, il presidente della Repubblica deve appartenere alla confessione cristiano-maronita, il primo ministro deve essere sunnita e il presidente del Parlamento sciita. In questo quadro, saranno rilevanti le dinamiche fra i partiti cristiani, presenti in entrambe le opposte coalizioni, ma ci vorrà anche l’assenso di Saad Hariri e Nasrallah, capo di Hezbollah. I candidati “ufficiali” per ora sono due: Suleiman Franjieh, leader del movimento cristiano Marada, sostenuto in un primo momento dai principali partiti delle due coalizioni, ma non dagli altri partiti cristiani; e il generale Michel Aoun, supportato dalla coalizione 8 marzo e recentemente, il 19 gennaio scorso, anche dal leader cristiano delle Forze libanesi, Samir Geagea, della coalizione 14 marzo. Con l’accordo dei principali partiti cristiani, la soluzione dell’impasse sembrava vicinissima, ma molto probabilmente non è ancora possibile vederne la luce.

La mossa di Geagea ha messo in difficoltà l’intera coalizione anti-siriana, e il dibattito pubblico libanese volge tutto intorno a due questioni, la prima riguarda i dissapori personali fra Saad Hariri e il leader delle Forze libanesi relativi alla scelta di Franjieh, la seconda si riferisce agli sponsor stranieri dei due candidati ufficiali alla presidenza, l’Arabia Saudita sosterrebbe il capo di Marada mentre l’Iran il generale Aoun.

Anche all’interno della coalizione 8 marzo non è stata raggiunta l’intesa di tutti i partiti, pur apparendo all’esterno più compatta, bisogna segnalare che il candidato del partito socialista e del blocco parlamentare “Forum democratico” resta ancora Henri Helou, nonostante il suo leader Jumblatt abbia salutato positivamente l’accordo su Aoun. Inoltre, il presidente del Parlamento, Nabi Berri, leader del partito sciita Amal, ha più volte smorzato l’entusiasmo sull’accordo tra i principali partiti cristiani, sottolineando che pur rappresentando un primo passo verso la riconciliazione nazionale non è fiducioso sul fatto che la giornata dell’8 febbraio, in cui è programmata la seduta parlamentare per l’elezione del presidente, sarà quella decisiva.

L’opposizione più ferma alla elezione del generale cristiano proviene dal leader di Kataeb (le Falangi libanesi) Sami Gemayel, tra i partiti cristiani il più conservatore e ferocemente anti-iraniano.

Il premier Salam, che più volte si è espresso a favore di cambi radicali all’interno della prassi istituzionale libanese, ha lanciato la possibilità di procedere a una elezione diretta del presidente della Repubblica, per coinvolgere i cittadini in una delle più importanti scelte di questi tempi e permettere a tutti di condividere la responsabilità di un atto che potrebbe avere ripercussioni internazionali. Non è un segreto, infatti, il fatto che che la partita fra Arabia Saudita e Iran si stia svolgendo, pur se in forma meno drammatica, anche in Libano.

Nel frattempo un nodo minore si è sciolto: è stato trovato l’accordo per la nomina dei tre membri mancanti del Consiglio militare di Beirut, cariche vacanti da due anni, su cui si è spesso concentrato lo scontro fra le due coalizioni. Per molti analisti la soluzione delle nomine militari potrebbe essere un segnale positivo che lascerebbe ben sperare per la fine dell’impasse.

Ma ora la prossima mossa tocca ora Saad Hariri che ancora appoggia formalmente Franjieh, precedentemente vicino alla coalizione 8 marzo. Tutto sembra lasciar intendere che sia vicino a cambiare posizione in favore di un accordo con Nasrallah che, dal suo canto, lascia spiragli per nuove possibili geometrie. 

3/02/2016

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