Fondo Monetario Internazionale e Berlino in disaccordo sulla Grecia

Fondo Monetario Internazionale e Berlino in disaccordo sulla Grecia
Alla ricerca di una soluzione comune per la gestione del debito di Atene

Dopo le recenti prese di posizione del Fondo Monetario Internazionale sulla questione della riduzione del debito greco sono in corso una serie di trattative ed incontri al vertice tra il Fondo e gli altri componenti della cosiddetta "troika" per cercare di fare fronte comune sulla questione del debito greco. La questione al centro delle trattative tra il Fondo e Berlino, i due partner di maggior peso nella vicenda, riguarda ormai da tempo la riduzione del debito di Atene ma le modalità e le tempistiche sono ancora lontane dall'essere state definite, almeno ufficialmente. Dopo aver nettamente respinto qualsiasi possibilità di un taglio del debito, la discussione si è spostata su una lunga e opaca diatriba per un alleggerimento moderato del debito. Il recentissimo incontro avvenuto a Berlino tra Angela Merkel e Christine Lagarde ha infatti orientato il dibattito in questa direzione con il FMI che insiste sulla necessità di rendere il debito greco "sostenibile" ma allo stesso tempo sembra rassegnato ad accettare la intransigente posizione tedesca sulla impossibilità di qualsiasi taglio all'interno dell'eurozona. In questo ambito dunque l'unica possibilità in considerazione riguarda un moderato "alleggerimento" del debito sia attraverso un suo ridimensionamento sia attraverso l'utilizzo combinato di vari "strumenti" (posizione privilegiata da Berlino), in attesa del prossimo incontro del FMI previsto per il 15 aprile a Washington. Le discussioni a porte chiuse nelle varie sedi degli organismi coinvolti sono già cominciate da mesi, almeno dallo scorso autunno, e sul tavolo si confrontano almeno tre scenari principali. Vediamo brevemente per cercare di comprendere le prospettive che ciascuno di essi potrebbe presentare.

Il primo scenario è quello presentato dalla Grecia nella scorsa estate e consiste in una robusta riduzione del debito senza che venga propriamente definita taglio. Nella situazione contingente questo scenario è anche il meno realistico. In particolare la proposta di Atene consiste in una somma di strumenti per la ridefinizione del debito tra cui la cancellazione del 50 per cento dei titoli dell'EFSF e del pagamento anticipato dei prestiti del FMI e la messa in relazione dei tassi di prestito con l'andamento di crescita dell'economia greca. Sulla base dei calcoli effettuati questa estate dalle autorità greche in questo modo si potrebbe giungere ad una riduzione del rapporto debito/PIL dal 180 per cento al 95 per cento entro il 2020 e dunque esso consisterebbe in una riduzione informale del debito del 50 per cento.

Il secondo scenario consiste in un re-profiling moderato ed è la proposta avanzata dallo ESM (Meccanismo Europeo di Stabilità) e prevede un allungamento dei tempi di restituzione del prestito da parte dell'EFSF in cinque anni e allo stesso tempo maggior sensibilità verso la Grecia nei pagamenti annui che consiste, in sostanza, nella diluizione dei tempi di restituzione del prestito oltre il 2022 e, infine, nella costituzione di un plafond nei pagamenti annui. Lo scenario più probabile (che peraltro è già stato reso pubblico) colloca tale plafond (ovvero la quota massima che la Grecia deve restituire) al 15 per cento del PIL. In sostanza si tratta, osservano analisti greci, di un modello molto moderato che semplicemente rimanda nel tempo il problema del debito riducendo nella sostanza i tempi di pagamento dagli attuali 32 a 50.

Il terzo scenario consiste in un modello migliorato della proposta dell'ESM che sembra essere stato elaborato dalla Commissione Europea. Si basa sulla riduzione dei prestiti con una parallela riduzione dei già bassi tassi di interesse e soprattutto con l'introduzione della "clausola di sviluppo" nei pagamenti annuali. In questo scenario viene però mantenuto il plafond al 15 per cento annuo a patto che l'economia mantenga ritmi di sviluppo soddisfacenti. In caso contrario si prevederebbe un congelamenti dei pagamenti da rinviare nel futuro. In breve si prevederebbe una connessione tra il tetto dei pagamenti e il ritmo annuo di crescita consentendo una diminuzione nei pagamenti durante i periodi di depressione o di crescita debole. Anche questo modello non prevede una radicale riduzione del debito ma apre la porta ad una gestione più "politica" della questione dal momento che per i prossimi dieci anni i pagamenti che la Grecia è tenuta a corrispondere annualmente sono già molto inferiori al 15 per  cento del PIL.

Quale di questi tre scenari (o versioni miste di essi) verrà implementato dipenderà anche dall'andamento di altre questioni cruciali che coinvolgono l'Unione Europea (come il tema dei profughi e il referendum cosiddetto Brexit) e la Grecia e dunque è attualmente molto difficile fare previsioni data l'estrema fluidità ed incertezza della situazione europea e internazionale nel complesso.

9/4/2016

Autore: 
Rigas Raftopoulos

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