Il Brexit e le sue ripercussioni

Il Brexit e le sue ripercussioni
Dall'Europa mediterranea alla Gran Bretagna cresce l'insoddisfazione per questa Unione Europea germanocentrica

L'esito del referendum in Gran Bretagna pone rilevanti questioni in merito al futuro dell'Unione Europea e di conseguenza alle ripercussioni che esso potrebbe avere sui paesi della sponda mediterranea appartenenti all'Unione. In particolare ci sarà certamente una risistemazione degli equilibri di potere interni all'Unione Europea. Già l'altro ieri il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker ha sottolineato un dato molto importante e ciò che Berlino dovrà svolgere un ruolo ancora più "centrale" dopo il voto britannico. A partire da lunedì la cancelliera Angela Merkel ha convocato a Berlino il presidente francese Francois Hollande, il primo ministro italiano Matteo Renzi e il presidente del Consiglio d'Europa Donald Tusk. Ieri invece sempre nella capitale tedesca era in programma un incontro tra i ministri degli Esteri dei sei paesi fondatori l'UE (Germania, Francia, italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo) per discutere del Brexit. Come ha dichiarato il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier i ministri non consentiranno a nessuno di "portare via la nostra Europa". "Sono certo che questi paesi manderanno come messaggio che non consentiremo a nessuno di portarci via la nostra Europa, questo progetto di pace e stabilità", ha dichiarato Steinmeier prima di incontrarsi coi suoi omologhi.

I commenti e le dichiarazioni ufficiali naturalmente si susseguono a ritmo frenetico e lo stesso Juncker ha aggiunto che l'UE certamente non è perfetta ma "è il meglio che abbiamo per raggruppare i paesi d'Europa allo stesso tavolo e trovare un compromesso affinché le persone vivano in pace, libertà e benessere". Il Regno Unito "ci mancherà a questo tavolo di famiglia", ha poi aggiunto. Jucker ha in seguito insistito sulla responsabilità e la posizione contraria del premier David Cameron (favorevole alla permanenza nell'UE), premier che ha rassegnato le dimissioni ieri, dopo che l'esito del referendum aveva visto prevalere con il 51,9 per cento dei voti i favorevoli all'uscita, nonostante la campagna di Cameron per la permanenza del paese nell'Unione. "Quando qualcuno si atteggia con ostilità contro l'Europa dal lunedì al sabato, è difficile che possa passare per un caloroso europeista la domenica". Va ricordato che era stato lo stesso Cameron ad indire il referendum in un'ottica puramente interna di rapporti di forza e, si può ora affermare, con un calcolo del tutto sbagliato.

Le autorità europee hanno già anticipato che al centro dei prossimi colloqui ci sarà l'esame delle modalità di gestione delle inquietudini e incertezze dei cittadini degli Stati membri e allo stesso tempo le modalità di confronto con quei movimenti populisti e nazionalisti che sempre più forza stanno acquisendo in Europa. Juncker non ha escluso lo scenario di altri referendum analoghi a quello inglese nella misura in cui "i populisti non si lasciano sfuggire alcuna occasione per promuovere rumorosamente le loro politiche antieuropeiste".  Infine il presidente della Commissione Europea ha lanciato un monito sul fatto che le conseguenze del referendum britannico potrebbero portare alla fine di questa rassegna di malcelato disprezzo verso l'UE e che ben presto di potrebbe palesare il fatto che la Gran Bretagna si trovava meglio dentro l'Unione. Al di là delle prima dichiarazione di Juncker e dei massimi rappresentanti dell'Unione, evidentemente caratterizzate da frustrazione e insoddisazione per l'esito del referendum (inaspettato ai più) e soprattutto per le conseguenze che esso porrà loro davanti, quello che appare evidente è che l'incremento del peso tedesco in questa consesso internazionale non può essere la soluzione quando è evidente che dall'Europa mediterranea, alle prese ormai da anni con un'austerità made in Berlino e Francoforte, alla Gran Bretagna, l'insoddisfazione per l'andamento delle politiche europee è ampio e diffuso. Ciò di cui si sente il bisogno è un ripensamento dei valori e dei criteri attorno ai quali ruotano le politiche europee che forse si gioverebbero di un respiro maggioramente europeista, collegiale, meno burocratico e più vicino alle esigenze e ai bisogni dei cittadini europei.

27/06/2016

Autore: 
Rigas Raftopoulos

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