Il Montenegro tra le incertezze di passato e futuro

Il Montenegro tra le incertezze di passato e futuro
Un paese piccolo tra tante difficoltà sociali ed economiche ed una politica senza ricambio al vertice

I festeggiamenti per i dieci anni dall'indipendenza dalla Serbia sono al centro del dibattito politico e sociale in Montenegro e le opinioni non sono sempre concordi. Innanzitutto esiste una sovrapposizione tra questo anniversario e gli storici festeggiamenti per i mille anni dalla morte del principe Vladimir. Entrambe le ricorrenze sono poi assai controverse: il referendum di dieci anni fa che sancì il distacco dalla Serbia ebbe un risultato sul filo di lana tale che emersero sospetti e critiche sulla genuinità del voto e l'anniversario legato al principe Vladimir riguarda un'epoca in cui il Montenegro non esisteva affatto. Podgorica è infatti il secondo Stato al mondo in ordine di tempo riconosciuto dalle Nazioni Unite, superato soltanto dal Sudan del sud.

Sul piano interno il primo ministro Milo Djukanovic rappresenta il demiurgo delle politiche montenegrine fin dall'indipendenza di dieci anni fa e se si eccettuano due brevi intervalli (da lui stesso decisi) è sempre stato al potere ininterrottamente (superato un Europa in questa speciale classifica, soltanto dal presidente bielorusso Lukashenko). In realtà Djukanovic ha rappresentato nel corso delle stagioni politiche recenti un politico in grado di adattarsi alla perfezione alle circostanze: prima giovane funzionario del Partito Comunista, poi alleato di Slobodan Milosevic, quindi massimo teorizzatore della separazione tra Serbia e Montenegro e infine alleato dell'occidente e desideroso di portare il suo paese nell'Unione Europea e nella NATO. Tutto questo non gli ha naturalmente risparmiato una serie di critiche sulle sue (presunte o reali) intenzioni di considerare il Montenegro come un feudo privato.

In effetti la questione della corruzione nel paese non è secondaria laddove, oltretutto, le statistiche ufficiali parlano di un salario medio di circa 480 euro mese e di un tasso di disoccupazione del 15 per cento per i circa 620 mila abitanti del Montenegro. Djukanovic  e il suo esecutivo sono spesso accusati di nepotismo e corruzione e risulta arduo ignorare queste accuse quando anche un pubblico ministero italiano lo ha definito il patrono del traffico illegale di sigarette durante gli anni Novanta oppure quando è emerso pubblicamente un nastro audio nel quale i più stretti collaboratori del presidente sono stati uditi organizzare la distribuzione di posti di lavoro nel settore pubblico secondo il rapporto di un posto assegnato ogni quattro voti ricevuti. Oltre ai casi di corruzione però sono emerse nel corso di questi dieci anni anche severe critiche da parte dell'Unione Europea circa la libertà della stampa. L'omicidio di Dusko Jovanovic, capo redatttore di un quotidiano filo-serbo fa il paio con le decine di attacchi alla stampa con bombe e mazze da baseball al punto da vedere impegnati in prima persona anche il sindaco della capitale che, con il figlio, in pieno centro, ha aggredito due giornalisti. La pena comminata al sindaco e stretto associato del primo ministro non è stata più severa di una multa di poche centinaia di euro.

Il paese si muove tra l'adesione alla NATO, gli investimenti (in calo costante) di magnati russi sul piano immobiliare nella costa montenegrina e ancora investimenti in infrastrutture questa volta da parte dei cinesi che stanno realizzando un'autostrada della quale però i benefici a livello locale e di indotto sembra siano pari a zero poiché l'accordo tra i due Stati prevede che l'investimento cinese copra tutti gli aspetti legati alla realizzazione dell'opera (indotto compreso). Sul piano sociale ed economico quello che emerge è lo stridente contrasto tra la zona costiera e la capitale, da una parte, e il nord povero e desolato, dall'altra, dove oltre il 30 per cento della popolazione (prevalentemente serba e musulmana) è disoccupato e cerca di fuggire altrove, possibilmente all'estero verso la Germania. Lo scorso anno, però, il Montenegro è stato inserito nella lista dei paesi "sicuri" come provenienza e dunque le prospettive tedesche si sono drasticamente ridotte. Il paese è dunque stretto tra un passato incerto e un futuro altrettanto denso di incognite e inquietudini.

21/05/2016

Autore: 
Rigas Raftopoulos

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