Intra- Syrian Talks (Ginevra 23 febbraio 2017)

Intra- Syrian Talks (Ginevra 23 febbraio 2017)
Osmedreloaded n. 2 Febbraio 2017

Avevamo concluso il report mensile apparso sul numero di gennaio 2017 di  osmedreloaded.it, aspettando, con il fiato sospeso l’avvio dell’ennesima sessione degli Intra-Syrian Talks  sotto l’egida dell’Onu programmata a Ginevra per l’8 febbraio 2017. Infatti, dopo i proficui colloqui di Astana ove, grazie all’intenso lavoro della diplomazia russa, nel quadro di impegni reciproci fra le Parti belligeranti controllati e garantiti, oltre che dalla Russia anche dall’Iran e dalla Turchia, si era finalmente riusciti a fissare una tregua fra le Forze regolari siriane e il variegato Fronte dell’opposizione armata composto da varie milizie combattenti. Parallelamente ai colloqui di Astana, prevalentemente dedicati agli aspetti umanitari e alle questioni militari, doveva appunto ripartire il tanto atteso negoziato politico per riportare, dopo ormai sei anni di guerra civile e centinaia di migliaia di vittime e milioni di profughi, la pace in Siria alla ricerca della perduta stabilità. E verrà forse il giorno in cui la storia si dovrà occupare di quanti, Attori statuali e non, con diverso grado di responsabilità, e in concorso con altri, spesso in malafede, hanno deliberatamente provocato la tragedia siriana acuita dall’ondivago atteggiamento finora tenuto dalla diplomazia americana (non si conoscono a tutt’oggi gli orientamenti del nuovo Segretario di Stato Rex Tillerson) e dal protagonismo di alcune potenze regionali sunnite prevalentemente impegnate a cercare di spezzare l’arco sciita (che si è rivelato ben più resistente di quanto avessero previsto anche certi affrettati analisti occidentali impegnati soprattutto a compiacere Washington). Ma non è ora il tempo della storia.

Ora è il tempo della ricerca della pace. Una ricerca lunga e difficile attraverso un terreno irto di ostacoli politici, religiosi, economici e militari. E lo stesso avvio dei colloqui di Ginevra programmati l’8 febbraio è stato spostato (per le solite interferenze di ben noti Paesi esterni, ma non estranei alla crisi siriana) alla fine del mese. Nel frattempo le diplomazie dei Paesi di buona volontà fra cui l’Italia in particolare, continuano ad impegnarsi per la soluzione del conflitto siriano. Il 16 febbraio 2017, nel quadro della riunione informale dei ministri degli Esteri del G20 a Bonn, il ministro degli Esteri italiano, Alfano incontrava il suo omologo turco Melvut Cavusoglu. Il giorno dopo Alfano incontrava il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov cui confermava l’apprezzamento per “l’impegno congiunto di Russia e Turchia sul dossier siriano”. Il 18 febbraio analoghi concetti il ministro degli Esteri italiano ribadiva al suo omologo siriano Zarif. Dal suo canto l’ambasciatore Sebastiano Cardi intervenendo alla sessione del 22 febbraio del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (di cui ora è membro non permanente) alla vigilia dei colloqui intra-siriani di Ginevra reiterava “l’appoggio dell’Italia all’inviato speciale Onu Staffan De Mistura".

E così con il “pieno sostegno” dell’Onu e dei Paesi sinceramente attivi promotori di pace, l’infaticabile mediatore Staffan De Mistura il 23 febbraio ha aperto finalmente al Palais des Nations di Ginevra la nuova sessione degli Intra-Syrian Talks. Dopo aver espresso il più vivo apprezzamento per i risultati ottenuti ai colloqui di Astana, grazie allo sforzo congiunto delle diplomazie di Russia, Turchia ed Iran, De Mistura così ha concluso il suo discorso di apertura dei lavori: “ Non mi aspetto miracoli. Dobbiamo fronteggiare un percorso in salita. Non sarà facile. C’è ancora molta tensione. Però noi tutti sappiamo quello che accadrà se noi non riusciremo: più morti, più atrocità, più sofferenze, più terrorismo”.

Ancora dunque con il fiato sospeso e con gli occhi del nostro osmed puntati sui colloqui di Ginevra che continueremo a seguire.

Per ora ci fermiamo qui utilizzando le parole di Padre Ibrahim Alsabagh, parroco latino di Aleppo che, intervistato pochi giorni fa da Radio Vaticana, pur non nascondendosi gli ostacoli che ancora intralciano il cammino della pace in Siria, ha detto: “Ogni tentativo di dialogo e ogni appuntamento fra le diverse Parti per noi è un grande segno di speranza. Per noi c’è sempre la possibilità di un dialogo e di ricucire questa bellissima società-mosaico che è stata lesa nella sua unità…”.

27/02/2017

Autore: 
Matteo Pizzigallo

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