Istanbul e la minaccia terroristica

Istanbul e la minaccia terroristica
Decine di morti e oltre duecento feriti. Probabile la matrice islamista

Un sanguinoso attacco terroristico ha colpito ieri l'aeroporto di Istanbul Ataturk causando almeno quarantuno vittime e 239 feriti. La dinamica dell'attentato è ancora al vaglio delle autorità inquirenti ma sembrerebbe che almeno tre persone, arrivate in taxi all'aeroporto, abbiano cominciato ad aprire il fuoco davanti all'ingresso di uno dei due terminal, quello internazionale, per poi farsi saltare in aria dopo la reazione delle forze di polizia. Al momento non c'è stata alcuna rivendicazione ma le autorità turche ritengono che dai primi elementi si possa dedurre la matrice dell'Isis mentre le autopsie dei corpi dei tre attentatori suggeriscono si tratti di stranieri la cui nazionalità però non è stata ancora confermata. Per domani in Turchia è stato indetto un giorno di lutto nazionale. Le vittime sono di nazionalità turca (23), saudita (5), irachena (2) e cinese, giordana, tunisina, uzbeca, iraniana e ucraina (1 ciascuno). L'area colpita dagli attentatori è stata ripristinata in fretta sotto la protezione degli uomini dell'esercito e questa mattina sono ripresi i voli anche se con numerose cancellazioni e ritardi.

Dal punto di vista dell'analisi dell'attacco la mancanza di una immedita rivendicazione fa supporre la matrice Isis, come anticipato, in maniera non sorprendente. Il Daesh, infatti, raramente rivendica i suoi attentati contro lo Stato turco mentre è solerte nel farlo quando assassina attivisti siriani in territorio turco. Anche i servizi di anti-terrorismo stranieri ritengono che i militanti dello "Stato" islamico siano i responsabili del gesto, sul modello degli attacchi già visti a Mumbai nel 2008. Anche l'obiettivo dell'azione terroristica condurrebbe ad una conclusione analoga poiché si tratta di viaggiatori internazionali in un contesto altamente rappresentativo e mediatico cioè il terzo scalo più trafficato d'Europa dopo gli aeroporti di Londra e Parigi. L'Isis inoltre vede nello Stato turco e nel governo attuale un soggetto non-islamico e troppo vicino ai suoi alleati occidentali e alla Nato e sente la pressione delle forze militari turche contro la sua rete in territorio turco. L'altro potenziale soggetto sospettabile per aver compiuto l'attacco sono i separatisti curdi ma i loro obiettivi primari sono le forze di polizia e dell'esercito turchi. La solidarietà internazionale non è, naturalmente, mancata verso i familiari delle vittime e lo Stato turco e il presidente Erdogan ha sostenuto che questo attentato deve costituire un momento di svolta nella lotta globale contro i gruppi militanti.

Dopo questo sanguinoso attacco terroristico la situazione interna e internazionale del paese diventa ancor più tesa e incerta, con molti fronti e questioni aperte a livello politico. Lo stretto legame che sussiste in Turchia tra evoluzione interna, nella quale al fronte aperto contro l’Isis nell’ambito della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti si affianca anche la questione curda e la ripresa, ormai da quasi un anno, degli scontri e degli attentati con il Partito Curdo dei Lavoratori. La lotta al Daesh in Siria ha come aspetto correlato anche il controllo del flusso di profughi e la gestione delle partenze dalla costa turca verso quella greca e questo chiama in causa i rapporti attualmente in fase di discussione con Bruxelles sulla gestione e il controllo dei profughi siriani. Una situazione complessa, delicata e in continua evoluzione nella quale sono coinvolti tutti i partner del paese, considerata anche la posizione geopolitica turca di assoluta centralità per l’Europa e in particolare per la sua sponda mediterranea.

29/06/2016

Autore: 
Rigas Raftopoulos

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