La demografia e i paesi del Mediterraneo. Tra economia, politica e futuro

La demografia e i paesi del Mediterraneo. Tra economia, politica e futuro

L'Eurostat ha diffuso ieri un interessante rapporto demografico sugli studi della natalità in Europa con dati che fanno riferimento a tutto il 2014. Nel complesso il quadro è articolato e differenziato a seconda delle aree geografiche ma se si restringe il campo ai paesi della sponda nord del Mediterraneo non sfuggono alcuni elementi di continuità e omogeneità. La cartina che accompagna lo studio, infatti, mette in evidenza come il tasso di fertilità di Portogallo, Spagna, Italia e Grecia sia il più basso in assoluto, attestandosi rispettivamente all'1,32 per cento (Spagna e Portogallo), 1,37 per cento (Italia) e 1,30 per cento (Grecia). Cipro non è da meno attestandosi all'1,31 per cento. Il tasso più alto in Europa nel 2014 appartiene alla Francia (2,01 per cento) seguita da vicino da Irlanda e poi Svezia e Regno Unito. Un altro dato di interesse che emerge dallo studio è quello relativo alle differenze percentuali rispetto al tasso di fertilità rilevato tredici anni prima: ad eccezione di Portogallo e Cipro, le nazioni mediterranee sopra menzionate segnalano differenze positive. Spagna, Italia e Grecia mostrano infatti un aumento dello 0,08, 0,12 e 0,05 per cento. Sono incrementi ma molto contenuti e al di sotto della media UE (0,12 per cento) che è poi il dato rilevato per la Germania e prossimo a quello della Francia (0,11).  

C'è però un altro dato di grande importanza che accomuna, ancora una volta in negativo, i paesi mediterranei ed è quello relativo all'età media in cui una donna ha il primo figlio.     Spagna, Italia e Grecia si attestano rispettivamente sulle percentuali del 30,6 30,7 e 30,0. L'Italia occupa dunque la posizione più alta nella classifica dell'età di una donna al primo figlio laddove la media europea si attesta al 28,8 per cento e i paesi che occupano i posti più bassi come età delle neomamme sono la Bulgaria (25,8 per cento) e la Romania (26,1). Nel complesso la popolazione dell'Unione Europea ha segnato le nascite di oltre 5 milioni e 131 mila bambini contro i 5 milioni e 63 mila circa del 2001. L'Eurostat ha condotto questa ricerca sui ventotto paesi dell'Unione Europea raccogliendo dati statistici a livello annuo e nazionale. Il tasso totale di fertlità viene definito come il numero medio di figli che una donna avrebbe durante tutta la sua vita, se dovesse trascorrere gli anni della crescita del figlio in conformità con i tassi di fertilità specifici per età che vengono misurati un un dato anno.

Per quanto riguarda il caso italiano esso risulta sostanzialmente in linea coi i dati diffusi dall'Istat per il 2014 anche se l'Istituto di Statistica italiano nel suo rapporto ha evidenziato dati anche peggiori in fatto di età e di numero di nascite in assoluto, calo che colpisce anche le donne straniere e che dunque evidenzia l'impatto determinante dell'acquisizione di determinati stili di vita propri dell'ambiente di arrivo piuttosto che di quello di partenza. Le due regioni più prolifiche in Italia sono il Trentino Alto-Adige e la Valle d'Aosta per le quali, però, bisogna tener presente il dato numerico della popolazione totale che le colloca ai livelli più bassi nel paese. Dividendo l'Italia in tre macroaree (Nord, Centro e Sud) il dato sulla fecondità è così distribuito: 1,46 figli per donna al nord, 1,36 al centro e 1,32 al sud con la media nazionale che si attesta, appunto, all'1,39 per cento, come nel 2013.

Gli analisti e i commentatori naturalmente offrono le più varie interpretazioni di questi dati e in svariati casi si collegano i valori negativi che accomunano i paesi del Mediterraneo europeo alla crisi economica che proprio questi paesi hanno subito con maggior durezza e che ancora non sembra averli abbandonati. L'austerità economica legata alla precarietà e alla sempre maggior precarizzazione del mondo del lavoro sono, infatti, fattori che disincentivano le giovani coppie ad affrontare una scelta gravida di implicazioni e responsabilità anche economiche e lavorative. Il trend generale europeo, pur essendo positivo, risulta essere assai pallido. Sul medio periodo, infine, l'andamento non è certo incoraggiante e forse sarebbe opportuno che le leadership nazionali ed europee cambiassero rotta rispetto a politiche restrittive che, nella sostanza, tendono a far invecchiare l'Europa e a creare correnti migratorie soltanto interne che, come noto, penalizzano fortemente i paesi mediterranei.

18/03/2016

Autore: 
Rigas Raftopoulos

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