La Francia in piazza oltre il calcio

La Francia in piazza oltre il calcio
Nonostante i riflettori puntati sui campi di calcio da mesi le tensioni sociali si mantengono elevate sulla questione della riforma del mercato del lavoro

Nonostante il fatto che sui campi di calcio francesi si svolga da alcuni giorni il campionato europeo, i lavoratori transalpini continuano con determinazione a riempire le strade e le piazze di Parigi e di altri centri urbani per manifestare contro la riforma del lavoro attualmente all'esame del Senato. Le cifre sulla partecipazione dei lavoratori alla manifestazione di Parigi sono profondamente discordanti con i sindacati che parlano di un milione di manifestanti mentre la questura ha dichiarato che le persone scese in piazza sono circa 50 mila. Assieme alla manifestazione il sindacato CGT (Confederazione Generale del Lavoro) ha indetto all'unanimità una giornata di sciopero, come ha dichiarato alla stampa il rappresentante del sindacato Dennis Vavasori.


Come accennato, oggi il Senato francese esamina il progetto di legge sul lavoro e la CGT risponde con una manifestazione in piazza nella capitale per contrastare tale progetto che viene osteggiato anche dalla maggioranza dei lavoratori. La dirigenza della CGT vuole dimostrare al governo socialista che la pressione dei lavoratori contro l'attuale progetto è molto forte, con l'obiettivo di ottenerne un ritiro o quantomeno una profonda e sostanziale modifica. Al Senato, tuttavia, la maggioranza è detenuta dai conservatori e dunque ci si attendono modifiche in senso ulteriormente liberista del progetto di legge, il cui ritorno all'Assemblea Generale è previsto per luglio quando esso assumerà la sua forma definitiva. A quella data il ministro del Lavoro Myriam El Khomri (che ha presentato il testo del progetto di legge) avrà già incontrato il leader della CGT Philippe Martinez dal quale, ha affermato, si aspetta di ascoltare delle proposte ma che "se la richiesta del sindacato è quella di ritirare tutte le misure di base della riforma allora non sarà possibile giungere ad alcun accordo".

Gli scioperi odierni metteranno alla prova anche i trasporti interni (treni ad alta velocità e treni locali) e quelli internazionali (sciopero del personale della compagnia di bandiera Air France). Nelle scorse settimane i lavoratori delle cinque raffinerie di petrolio della Total avevano paralizzato completamente l'attività dei centri di lavorazione che adesso stanno lentamente tornando ad un normale funzionamento mentre nel sud del paese in una raffineria continua lo sciopero. Il precedente sciopero generale contro il progetto di legge sul lavoro si era svolto il 31 marzo scorso quando i sindacati CGT, FO, FSU, Solidaires e le organizzazioni giovanili UNEF, UNL e FIDL portarono in piazza 1 milione e duecento mila persone (390 mila secondo il ministero dell'Interno). Quella odierna non è però l'ultima mobilitazione programmata poiché  il prossimo 23 giugno, data nella quale il Senato francese voterà il progetto di legge, è stata indetta un'altra manifestazione come anche per il giorno 28 del mese quando verranno annunciati dai sindacati i risultati del "referendum" indetto tra i lavoratori che hanno chiamato i cittadini francesi ad esprimersi a favore del ritiro del tanto contestato progetto di legge.

Il progetto di legge francese di riforma del mondo del lavoro è stato paragonato in Italia al Jobs Act del governo di Matteo Renzi ma le differenze sono piuttosto evidenti pur muovendosi entrambe le riforme verso una facilitazione nei licenziamenti, una riduzione dei ricorsi davanti al giudice e un incremento generalizzato della flessibilità del mercato del lavoro. Le differenze principali risiedono nella maggiore apertura transalpina verso le parti sociali e per l'importanza assegnata alla contrattazione collettiva soprattutto di secondo livello (aziendale e individuale). Un'altra grande differenza tra Italia e Francia riguarda la questione dei controlli che il Jobs Act italiano ha reso possibili per l'azienda la quale può monitorare gli strumenti elettronici aziendali (pc, smartphone, tablet aziendali) usati dal dipendente mentre in Francia si privilegia il diritto del lavoratore alla disconnessione ovvero la garanzia di non essere inondato di messaggi da parte del datore di lavoro al di fuori dell'orario di lavoro.

In Francia le mobilitazioni si susseguono dal marzo scorso e nel prossimo mese l'intensità del confronto è probabile che aumenti. Se esso porterà ad un accordo condiviso o alla rottura definitiva tra governo e sindacati questo è difficile dirlo attualmente ma il livello dello scontro e della contrapposizione colloca le parti su posizioni assai lontane e poco conciliabili

14/07/2016

Autore: 
Rigas Raftopoulos

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