La Libia ancora lontana da una soluzione

La Libia ancora lontana da una soluzione
Osmedreloaded n.6 giugno-luglio 2017

A distanza di alcune settimane dall’ultimo commento pubblicato su quest’osservatorio, la situazione in Libia non sembra aver registrato evoluzioni di particolare interesse, tranne che per la produzione di petrolio, aumentata, rispetto a pochi mesi fa, da 200.000 barili al giorno ad 800.000. 

Un così significativo incremento estrattivo, tuttavia, non ha contribuito a migliorare la situazione economica, che resta estremamente critica. Continua a non esistere un sistema finanziario unitario ed anche quello bancario mostra grosse difficoltà ad operare, soprattutto per l’aumento incessante dell’inflazione e la carente liquidità monetaria. La presenza di simili condizioni sta, ovviamente, incentivando lo sviluppo del mercato nero e, di conseguenza, della criminalità organizzata.

Per quanto concerne la situazione politica, invece, come rapportato in Consiglio di sicurezza dal Relatore Speciale del Segretario generale e Capo della Missione UNSMIL, Martin Kobler, «in Libya, the transition process has not been fully implemented. Parallel institutions continue to exist. The House of Representatives did not yet recognize the Government of National Accord nor did it adopt the Constitutional amendment». Tuttavia, la Comunità internazionale, quantomeno in seno alle Nazioni Unite, non ha mutato la propria strategia e continua a ritenere la piena applicazione del Libyan Political Agreement come l’unica via percorribile per normalizzare la situazione all’interno del Paese. In tal senso, le marginali proposte di modifica all’Accordo avanzate di recente, oltre che poco chiare circa il loro contenuto, non appaiono particolarmente incisive ed in grado di rilanciare in maniera efficace la transizione politica. Anche le lievi aperture mostrate dal Consiglio di Presidenza per coinvolgere altri gruppi nel processo di pacificazione, soprattutto attraverso l’istituzione della National Reconciliation Commission, non sembrano destinate a produrre risultati particolarmente positivi.

Comunque, a parte le posizioni ufficialmente espresse, nelle ultime settimane, le Nazioni Unite, adottando probabilmente un approccio più pragmatico, hanno intensificato le relazioni con Haftar, per favorire una sua più attiva partecipazione sia al processo di transizione politica, sia a quello di securitizationdel Territorio. A questo proposito, è certamente interessante un passaggio della relazione che il Capo dell’UNSMIL ha presentato al Consiglio dei sicurezza lo scorso 7 giugno. Kobler, infatti, sottolinea che il 6 giugno «once more met with Field Marshal Haftar in Benghazi. He assured me he wants to proceed on the basis of the Libyan Political Agreement, supporting a political process to amend the Agreement. [he] encouraged him to let politics prevail and not to pursue military confrontation. We agreed that a united Libyan security apparatus is vital for peace and prosperity. I recommended to Field Marshal Haftar that officers from all parts of the country should meet to discuss military matters. We stand ready to facilitate such a meeting, as we have done before».

In questo contesto instabile e caratterizzato da continui episodi di violenza, resta tragica la situazione dei migranti, soprattutto per le inumane condizioni a cui sono ridotti dai trafficanti. Infatti, dal momento che il Governo sostenuto dalle Nazioni Unite non riesce a controllare effettivamente il territorio, i gruppi criminali operanti al suo interno riescono ad agire in maniera quasi incontrastata, mostrando una crudeltà efferata. Come messo in evidenza di recente dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, buona parte dei migranti che tentano di raggiungere le coste europee resta “intrappolata” in Libia per diversi mesi, detenuta dai gruppi criminali che gestiscono il traffico di essere umani attraverso il Mediterraneo. Su quest’argomento si è di recente soffermato il Procuratore della Corte penale internazionale in un statement al Consiglio di Sicurezza. In quell’occasione, Fatou Bensouda si è mostrata «deeply alarmed by reports that thousands of vulnerable migrants, including women and children, are being held in detention centres across Libya in often inhumane conditions», facendo presente che «Crimes, including killings, rapes and torture, are alleged to be commonplace». Ritenendo, quindi, tale situazione inaccettabile ha fatto presente che il suo Ufficio « is carefully examining the feasibility of opening an investigation into migrant-related crimes in Libya should the Court’s jurisdictional requirements be met. We must act to curb these worrying trends». La situazione dei migranti detenuti in Libia non può, ovviamente, essere trascurata a livello internazionale, soprattutto da quei Paesi che già stanno programmando forme di collaborazione con il Governo Serraj, al fine di contenere le partenze dalle coste libiche. 

26/07/2017

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