La Nato in Montenegro. Una adesione e molte incertezze

La Nato in Montenegro. Una adesione e molte incertezze
Osmedreloaded n.5 maggio 2017

Il recente ingresso del piccolo Montenegro all'interno dell'Alleanza Atlantica sta avendo una serie di ripercussioni politiche non trascurabili nel quadro degli equilibri politici, geopolitici e militari nei Balcani e dunque, soprattutto tra gli Stati Uniti e la Russia. Il terreno del confronto è nuovamente l'Europa che anche stavolta cede il passo dal punto di vista dell'iniziativa politica all'interno dei suoi confini ad un sempre più assertivo – non senza un evidente piglio autoritario – atteggiamento della nuova amministrazione americana in politica estera. Non sono poi da trascurare anche le ripercussioni interne montenegrine di questo passo cruciale tenendo conto del fatto che soltanto diciotto anni fa la Nato aveva bombardato proprio il Montenegro e questa ferita non si è certo rimarginata.

Sul fronte interno il Fronte Democratico, alleanza di partiti contrari all'ingresso del paese nella Nato, ha issato sull'edificio dove ha i suoi uffici centrali una bandiera russa gigante nella capitale Podgorica. È questa una scelta che colpisce poiché due dei leader di questa coalizione, Andrija Mandić e Milan Knežević, sono stati privati della loro immunità parlamentare a causa di un presunto coinvolgimento nel tentativo di rovesciare l'attuale governo in combutta con forze russe. Sintomo certamente della profonda divisione di un paese di seicentomila abitanti che si trova ad essere il ventinovesimo membro della Nato. Durante gli attacchi aerei di diciotto anni fa nel quadro della campagna contro la Serbia di Slobodan Milosevic anche il Montenegro fu oggetto di bombardamenti finalizzati a svuotare il Kosovo dalle truppe serbe e nella viva memoria di molti montenegrini quei drammatici eventi sono ancora ben presenti. C'è poi da aggiungere la pesante presenza della Russia, storico alleato dei paesi slavi (soprattutto di quelli ortodossi) accusata dal governo di Podgorica di essere a capo di un complotto per assassinare l'ex primo ministro Milo Dukanovic. Proprio quest'ultimo ebbe a dichiarare che bombardare un paese nel cuore dell'Europa alla fine del XX secolo non è un fatto di cui la comunità internazionale possa andare fiera ma l'ultima cosa che dovrebbe accadere a noi popoli dei Balcani è che a causa di questo episodio possiamo dimenticare quale sia il corso strategico che dobbiamo seguire. Dukanovic. La crisi politica del Montenegro tuttavia prosegue e il processo contro i presunti autori del tentato golpe che sta spaccando in due il paese iniziato la scorsa settimana non sembra andare incontro alle aspettative di molti che vedono l'ingresso nella Nato come l'atto che porrà fine alla tumultuosa lotta tra est ed ovest in atto nel paese. Il Partito Social Democratico al governo è riuscito a far ratificare al Parlamento la decisione di accesso nella Nato con pochissimi voti di scarto e le opposizioni promettono di convocare un referendum per mettere in discussione questa scelta qualora dovessero andare al potere mentre i suoi esponenti più di spicco continuano a fare la spola con Mosca. Sul piano interno, inoltre, la maggioranza della popolazione non si è espressa a favore dell'adesione alla Nato come è emerso dai risultati di un sondaggio dello scorso dicembre quando il 39,7 per cento del campione rappresentativo della popolazione si espresse contro mentre il 39,5 si disse a favore e il 20,8 non manifestò una opinione precisa al riguardo. Alcuni analisti politici interni al Montenegro sottolineano il fatto che la Russia continuerà ad esercitare un'influenza nella politica interna ma con un impatto più ridotto rispetto al passato poiché le forze di opposizione non hanno sufficiente forza.

In realtà obiezioni sulla utilità di un accesso del paese nell'Alleanza Atlantica sono venute anche dagli Stati Uniti stessi dove il senatore Rand Paul ha pubblicamente messo in discussione l'utilità e la sensatezza di fornire la protezione dell'Alleanza Atlantica ad un piccolo stato che contribuirà con appena 2 mila soldati al contingente Nato e che copre un tutto sommato trascurabile spazio costiero – l'unico rimasto non sotto la protezione della Nato nella lunga area mediterranea che va dal Portogallo alla Siria – peraltro già sotto l'interesse della Russia. Non va dimenticato che nel 2013 Mosca chiese l'autorizzazione di far rifornire di carburante e di attrezzatura alcune sue navi ma non la ottenne. L'esito negativo del referendum poco sopra ricordato, va unito al ricordo delle cinquecento vittime dei bombardamenti Nato del 1999 e agli storici legami diplomatici e politici con la Russia che è stata la prima nazione a stabilire legami con il Montenegro nel XVIII secolo.

Proprio Mosca intrattiene legami ed interessi politici ma anche economici con il Montenegro. Gli investitori ma anche i turisti russi, infatti, non sembrano affatto scontenti dell'ingresso del paese nella Nato (e poi eventualmente nell'Unione Europea) dal momento che così vedono rafforzate le garanzie di rafforzamento di uno stato di diritto nel Montenegro. Una percezione questa che però confligge fortemente con i livelli di corruzione e di libertà della stampa di cui abbiamo parlato nel maggio scorso in un precedente contributo dell'Osservatorio sul Montenegro (vedi “Il Montenegro tra le incertezze di passato e futuro” del 21/5/2016).

In politica estera il governo russo aveva promesso delle “ritorsioni” a seguito dell'invito esteso dalla Nato al Montenegro per entrare a fare parte dell'Alleanza Atlantica ed in aprile ha effettivamente posto l'embargo sulle importazioni del principale produttore di vini locali mentre il ministro degli Esteri russo ha messo in guardia i turisti suoi connazionali sui rischi di un soggiorno nel paese a causa dell'”isteria antirussa”. I dati a confronto del turismo russo in Montenegro tra il marzo 2016 e il marzo 2017 mostrano un vistoso calo passando dal 19,2 per cento al 7,3 per cento. Nel più vasto contesto dei rapporti tra Stati Uniti e Russia sullo scenario balcanico, l'equilibrio dei rapporti sembra adesso condurre ancor più saldamente la Serbia di Aleksandar Vucic verso la Russia di Putin pur tenendo presente il fatto, sottolineato anche in un precedente contributo (vedi “Le “lunghe” elezioni in Serbia” del 30/4/2016), che Vucic sia all'occorrenza garante dell'atlantismo del paese o alleato fedele di Mosca. In effetti, dopo il presunto golpe fallito filorusso dell'ottobre scorso in Montenegro e mentre il Senato statunitense ratificava la partecipazione del Montenegro nella Nato, Vucic e Putin siglavano il primo accordo serbo-russo sulle armi dal 2013.

Se è molto probabile che la Russia continuerà ad esercitare pressioni sul sistema politico montenegrino alimentando la situazione di instabilità ed incertezza è pur vero che molti osservatori più attenti sottolineano che le linea di frattura tra Russia e Nato (cioè Stati Uniti) che si è aperta in Montenegro soffre della mancanza di un reale contraltare e alternativa europeista nel paese. Il futuro montenegrino permane prevedibilmente incerto, instabile e fluido e l'ingresso nella Nato non sembra, per il momento, aver portato elementi di stabilità e sicurezza.

06/06/2017

Autore: 
Rigas Raftopoulos

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