La Spagna sulla strada delle elezioni

La Spagna sulla strada delle elezioni
A dicembre, dopo quelle recenti in Grecia, Portogallo e Turchia
Il prossimo 20 dicembre in Spagna si terrano le elezioni politiche e, ancor più che nel caso del Portogallo, una possibile svolta di governo potrebbe provocare il rafforzamento a livello europeo della corrente politica  contraria all'austerità e al cosiddetto "dogma Schauble". Potrebbero, in altre parolo, mutare i rapporti di forza all'interno dell'Unione europea e soprattutto del club dei membri dell'eurozona. Vediamo meglio la situazione attuale e i possibili scenari a breve e medio termine.
 
Il Partito popolare europeo gode del sostegno fondamentale del primo ministro spagnolo Mariano Rajoy e la prosecuzione di questo appoggio costituisce una massima priorità e una questione perfino a carattere personale per il cancelliere tedesco Angela Merkel che, infatti, si spende con grande impegno a favore del suo omologo spagnolo. Il principale leitmotiv del primo ministro Rajoy durante l'attuale campagna elettorale è che grazie alle scelte del suo governo negli scorsi anni, adesso la Spagna può affrontare un ciclo di crescita economica lasciandosi così definitivamente alle spalle il periodo di austerità. Il suo appello però viene minacciosamente messo in ombra dalle recentissime e ormai tradizionali espulsioni (iniziate nel 2012) di cittadini non in grado di pagare le tasse, dalle loro abitazioni, con il drammatico e violento intervento delle forze di polizia. Di fronte alle immagini quotidianamente visibili sui mass media Rajoy risponde con l'affermazione che gli espropri e le espulsioni non hanno un colore politico ma sono semplicemente misure giudiziarie a cui ogni paese ricorre in determinate circostanze di crisi economica. Alcuni osservatori spagnoli, però, mettono in dubbio questa argomentazione creando non poche difficoltà al primo ministro e al suo staff quando sostengono che nella Grecia della prolungata e più intesa crisi economica, il governo di sinistra non procede a simili misure. 
 
A mettere in difficoltà Rajoy però era già stato il sindaco della capitale Madrid quando, questa estate, ha dichiarato nulle le ordinanze di sfratto a carico di dodici famiglie residenti in aree non residenziali ma in quartieri operai e quando ha inoltre assicurato le residenza nelle stesse aree ad altre duemila famiglie. Il sindaco Manuela Carmena ha posto come priorità del suo programma il sostegno a iniziative residenziali in un paese duramente provato dalla passata bolla finanziaria con la cui esplosione decine di migliaia di famiglie hanno perso le loro stesse case. Il sindaco Carmena è stato eletto lo scorso giugno quando la coalizione da lei guidata, "Madrid ora" ha raggiunto un accordo con i socialisti ponendo fine al predominio nella capitale, detenuto dai popolari da ben ventiquattro anni. Pur essendo una coalizione indipendente, essa è sotenuta da Podemos, come anche accade in altri municipi spagnoli, da Barcellona a Saragozza, già dalle elezioni amministrative del maggio scorso.
 
Per le sorti della campagna elettorale dei popolari è di fondamentale importanza che il dibattito non ruoti attorno alla questione della disoccupazione, che si mantiene su livelli molto alti, in particolar modo quella giovanile e neanche alle questioni connesse con la disgregazione e le macerie sociali che le politiche di austerità hanno causato nel corso degli anni soprattutto a danno del ceto medio. In questa battaglia il Partito popolare di Rajoy sarebbe fortemente avvantaggiato se, in un altro paese del Mediterraneo, la Grecia, una vittoria dei creditori sul governo Syriza-Anel sulla questione delle aste giudiziarie, facesse passare la teoria (spagnola e dei sostenitori dell'austerità) della via unica sulla ripresa economica.
 
Lo stesso premier greco Tsipras ha chiarito che non ha intenzione di fare retromarcia rispetto a determinate linee rosse, nonostante le severe pressioni della troika. La troika rimane irremovibile e rigida sulla questione dei "prestiti rossi" e utilizza come leva ricattatoria sia il ritardo nella valutazione del programma di concessione dei prestiti in cambio dell'applicazione del Memorandum, sia il passare del tempo fino al 2016 prima di procedere alla ricapitalizzazione degli istituti di credito ellenici con il rischio che si ricorra al taglio dei depositi bancari in Grecia. Dopo le elezioni politiche in Grecia e Portogallo che hanno segnalato la volontà di greci e portoghesi di sostenere partiti e coalizioni contrarie all'austerità adesso gli spagnoli si preparano da affrontare un dilemma analogo. Dalla loro risposta potrebbero dipendere molte delle future decisioni in Europa.
 
31/10/2015
Autore: 
Rigas Raftopoulos

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