L'Algeria in attesa delle elezioni legislative, tra rinnovamento e continuità

L'Algeria in attesa delle elezioni legislative, tra rinnovamento e continuità
Osmedreloaded n.3 marzo 2017

L'Algeria che è riuscita a passare indenne attraverso la cosiddetta “primavera araba”, ha ancora molte sfide da affrontare per compiere il suo processo di transizione verso forme di organizzazione della vita politica ed economica più democratiche e moderne. Questo processo era già cominciato nel 1989 quando, dopo le proteste dell'anno precedente (una sorta di “primavera algerina”) culminate in un bagno di sangue, il regime aveva cominciato a fare delle concessioni per preservare la pace sociale e adattare il Paese al mondo che cambiava con la dissoluzione dell'Urss. La riforma costituzionale che poneva fine al socialismo in Algeria e inseriva il multipartitismo nel sistema politico, come è noto, doveva dare l'avvio a questa fase di transizione poi, invece, bruscamente interrotta dal “decennio nero”.

In questi ultimi anni, invece, il Paese è sembrato di nuovo essere sul punto di operare un profondo e necessario rinnovamento, riattivando il motore delle riforme, proprio in corrispondenza dell'ondata di proteste e manifestazioni popolari che hanno portato alla repentina caduta dei regimi dei vicini Paesi nordafricani e che avevano investito anche alcune importanti città algerine comeAlgeri, Oran, Bouira, Annaba e Bejaia.

Nei primi mesi del 2011, come Mohammed VI in Marocco, ma con numerosi distinguo soprattutto sui tempi e sui modi dell'approvazione, Abdelaziz Bouteflika, presidente dell'Algeria dal 1999, attore fondamentale della riconciliazione nazionale (confermato nel 2014 per il quarto mandato), annunciò subito una nuova riforma costituzionale, che ha potuto vedere la luce solo nel febbraio del 2016 rappresentando, proprio questo motivo, il culmine della sua opera riformatrice. Nel febbraio 2011, era stato già revocato lo stato d'emergenza, in vigore dal 1992, e nei mesi successivi numerosi provvedimenti erano stati presi nel senso di una maggiore tutela dei diritti civili e politici come ad esempio in materia di pari opportunità delle donne nelle istituzioni, sui partiti politici, sui mezzi d'informazione e sulle associazioni.

In particolare, la riforma della Costituzione, poi finalmente approvata dal Parlamento algerino, il 7 febbraio dello scorso anno, che emenda quella del 1996, prevede il limite di due mandati per il presidente della Repubblica, un limite già presente nella nella precedente poi eliminato nel 2008 proprio per consentire a Bouteflika di candidarsi per il terzo mandato, e introduce, nel preambolo, il principio dell'alternanza democratica. Un altro elemento importante della riforma, presente anche nella nuova Costituzione marocchina, è quello relativo al riconoscimento della lingua della popolazione berbera che corrisponde a un quarto di quella algerina ed è collocata soprattutto nella regione della Cabilia, il tamazigh.

Un aspetto invece molto controverso è l'introduzione del principio della “nazionalità algerina esclusiva”, per accedere alle alte cariche dello Stato e alle funzioni pubbliche, che nel caso della presidenza della Repubblica diventa ancora più stringente arrivando a prevedere che l'accesso a questa carica viene consentito unicamente a chi ha avuto la sola nazionalità algerina, ha risieduto nel Paese nei 10 anni precedenti, è figlio di algerini di nascita e ha un coniuge anch'esso algerino di nascita. Tale chiusura identitaria si spiega, per ora, con almeno due ordini di motivazioni, da un lato il richiamo al nazionalismo algerino, sempre utile in momenti delicati in assenza, per motivi congiunturali, di ampi spazi di manovra con la leva della spesa pubblica per mantenere il consenso e la pace sociale, dall'altro l'eliminazione ex ante di possibili candidati alla presidenza, dal momento che risulta molto difficile che Bouteflika, soprattutto per le sue precarie condizioni di salute, possa concorrere per un altro mandato.

Sono da mettere in luce, infine, le disposizioni relative al ruolo dell'opposizione parlamentare, finalmente costituzionalizzato, e la decadenza dal mandato per quei parlamentari che abbandonano il gruppo del partito politico in cui sono stati eletti.

Sul piano del rinnovamento dello Stato, l'opera riformatrice di Bouteflika ha coinvolto anche un altro attore, il Drs, il Département du Renseignement et de la Sécurité (i famigerati servizi segreti algerini), che ha visto negli ultimi 2 anni la sostituzione di tutti i vertici e infine la sua ristrutturazione e riorganizzazione alle dirette dipendenze del presidente della Repubblica.

Sul piano economico, invece, dopo una timida riforma dell'economia con misure per l'attrazione degli investimenti stranieri, politiche volte alla diversificazione del tessuto produttivo e alla riduzione della dipendenza dagli idrocarburi, nel 2015 i bassi prezzi del petrolio, hanno comportato una contrazione della spesa pubblica e il blocco del lancio dei nuovi investimenti e per ora non è servito a molto il pressing sull'Arabia Saudita per favorire dei rialzi più consistenti.

Le prossime elezioni legislative del 4 maggio saranno fondamentali per capire l'effettiva portata delle riforme in senso democratico e la risposta del Paese ai provvedimenti del presidente, l'affluenza al voto sarà un dato importantissimo per misurare la fiducia degli algerini nel nuovo corso. 

31/03/2017

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