Le fondamenta di Schengen a rischio

Le fondamenta di Schengen a rischio
Dopo le decisioni dei governi di Danimarca e Svezia

La drammatica questione del massiccio e costante flusso di profughi che attraversa l'Europa raggiungendo i suoi confini mediterranei di Grecia e Italia ha recentemente avuto pesanti ripercussioni anche sulle fondamenta politiche dell'Unione Europea. Si tratta, avverte il ministero degli Esteri tedesco, della importante decisione presa da Svezia e Danimarca di rafforzare il controllo alle rispettive frontiere proprio a causa della questione dei profughi in rotta dal Medioriente. 

I due paesi scandinavi sono per la precisione soltanto gli ultimi tra tutti quelli che hanno siglato il trattato di Schengen (22 sui 28 dell'Unione Europea) ad aver implementato controlli più rigidi alle frontiere mettendo così a repentaglio la libera circolazione. Per la prima volta da circa mezzo secolo la Svezia ha deciso di imporre il controllo dei documenti di riconoscimento ai suoi confini con la Danimarca. Quest'ultima ha reagito a sua volta attuando una identica misura per tutti coloro che transitano attraverso i suoi confini con la Germania. Berlino ha fatto sapere, attraverso il ministero degli Esteri che la libera circolazione all'interno dell'Unione Europea è un bene prezioso sottintendendo il fatto che essa stessa solo nel 2015 ha accolto oltre un milione tra profughi e rifugiati. Un rappresentate ufficiale del ministro tedesco Frank Walter Steinmeier ha aggiunto che l'accordo di Schengen "è molto importante ma è a rischio" dal momento che una decina di paesi aderenti hanno implementato una serie di controlli di diverso grado alle loro frontiere, alcuni dei quali erigendo persino muri e barriere per limitare la libera circolazione, riferimento implicito a Ungheria e Slovenia. 

La Svezia dal canto suo sta affrontando un flusso di profughi dalle dimensioni mai sperimentate dalla fine delle guerre nei Balcani negli anni Novanta del secolo scorso e a partire dallo scorso autunno ha preso diverse misure per scoraggiare i profughi e i migranti a sceglierla come luogo di arrivo in Europa nel loro lungo viaggio a partire dal Mediterraneo. Il 12 novembre scorso il governo ha ripristinato controlli a campione presso due "percorsi" battuti dai profughi, il ponte di Oresund che collega Danimarca e Svezia e le navi che trasportano automezzi dai porti tedeschi del mar Baltico. A partire da pochi giorni fa questi controlli diventano sistematici e non più casuali. Si tratta di una decisione dalla portata storica poiché i cittadini dei paesi scandinavi godevano del privilegio di circolare liberamente  all'interno dei confini del sistema dei loro Stati già dagli anni Cinquanta del secolo scorso. Il controllo delle persone in transito viene imposto alle compagnie ferroviarie e di pullman turistici che utilizzano il collegamento di Oresund che conduce in prossimità delle due città di Malmoe e Copenaghen. Il controllo deve essere effettuato prima dell'imbarco dal lato danese pena una multa di circa cinquemila e quattrocento euro a passeggero. Il flusso di profughi dal Medioriente ha assunto dimensioni imponenti nel periodo compreso tra agosto e novembre 2015 ed ha causato tensioni in Svezia, nazione che durante lo scorso anno aveva accolto 163 mila richiedenti asilo corrispondenti al maggior numero per abitante tra tutti i paesi dell'Unione Europea ma anche in Danimarca la quale però non aveva accolto che 18 mila persone. 

Il timore di Copenhagen è che i profughi e migranti respinti dalla Svezia non tardino a rimanere sul suo suolo e per questo non ha esitato a reagire e il primo ministro danese Lars Lokke Rasmussen durante la recente conferenza stampa ha annunciato l'implementazione dei controlli ai confini con la Germania attraverso i quali transitano la maggior parte dei profughi diretti verso i paesi del nord Europa: "Il fatto che altri paesi del nord Europa impongano delle barriere ai loro confini può avere serie ripercussioni sulla Danimarca. Può provocare un incremento delle domande di asilo". Da ricordare che il governo di minoranza parlamentare guidato dal liberale Rasmussen dipende dal sostegno esterno del Partito del Popolo Danese, raggruppamento che si oppone all'accoglienza dei profughi. Per il momento i controlli danesi saranno a carattere casuale e verranno imposti per un periodo di dieci giorni che potrebbe anche essere prolungato. Lo stesso Rasmussen ha chiosato questa decisione sottolineando come il suo paese reagisca così "ad una decisione presa dalla Svezia [...] imporremo controlli temporanei ma in maniera equilibrata. Si tratta di una decisione che non ci rende affatto contenti".

Lontani dalle coste greche dell'Egeo o da quelle italiane di Sicilia, Calabria e Puglia dove i profughi arrivano in territorio dell'Unione Europea le ripercussioni legate agli sconvolgimenti in atto in Medioriente, Africa ed estremo Oriente assumono una forma e un carattere ben precisi, quello della semplice questione di chiudere le frontiere implementando misure di controllo eseguite dalle forze di polizia e dell'esercito. Un approccio ben diverso da quello dei paesi del Mediterraneo che accolgono i profughi a decine di migliaia e li distribuiscono su un territorio e attraverso società duramente colpite dalla crisi economica. Se i rappresentanti politici dell'Unione Europea volessero dare un senso più unitario, solidale e anche di maggior visione al progetto europeo sarebbe il caso di affrontare la questione in maniera unitaria, globale e solidale. In Europa, dal Mediterraneo al Baltico, potrebbe spirare un aria diversa.

07/01/2016

Autore: 
Rigas Raftopoulos

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