Le inquietudini turche, l'Europa e i profughi tra incudine e martello.

Le inquietudini turche, l'Europa e i profughi tra incudine e martello.
Osmedreloaded n.3 marzo 2017

Non si placano le polemiche e le accuse reciproche tra la Turchia e la  Germania. È di martedì  28 marzo l'ennesimo episodio di quella che è stata interpretata come una seria crisi diplomatica e questa volta l'accusa parte dalla Germania con alcune gravi dichiarazioni di un esponente politico di alto livello. Il ministro degli Interni della Bassa Sassonia Boris Pistorius ha infatti affermato che “In relazione all'atteggiamento delle autorità turche, dobbiamo riconoscere con chiarezza che si tratta di un timore di cospirazione che può essere considerato paranoico”. Il riferimento si inserisce e ricollega ai fatti di questa estate relativi al fallito colpo di stato in Turchia dietro il quale il presidente Erdogan ritiene che ci sia Fetulah Ghiulen. Secondo Pistorius, infatti, le autorità di Ankara starebbero spiando in Germania i seguaci dello stesso Ghiulen. Si aprirebbe così un nuovo fronte nella polemica tra la Turchia e la Germania, non ultimo tra gli stati dell'Unione Europea ad essere stati recentemente oggetto di pesanti attacchi e accuse da parte turca. Quest'ultimo caso, ha riferito Il ministro tedesco, rivela di come Ankara abbia chiesto la collaborazione di Berlino per spiare le attività di trecento tra individui e organizzazioni su tutto il territorio tedesco poiché ritenuti vicini al movimento di Ghiulen. “È del tutto inaccettabile e insostenibile” ha chiosato Pistorius, chiedendo alla cancelliera Angela Merkel di trovare “le parole più giuste e chiare per Ankara”. Il ministro degli Interni ha poi affermato che gli obiettivi turchi nella Bassa Sassonia sono tra dieci e quindici compresa una scuola e due aziende che verranno informate dei fatti e dei rischi che corrono se i loro rappresentanti decidessero di recarsi in Turchia dove potrebbe attenderli anche il carcere.

Rimangono però aperti molti interrogativi sulle recenti dichiarazioni delle massime autorità politiche turche e molti osservatori europei sottolineano un dato e cioè l'importanza dei legami politici ed economici con l'Unione Europea per la Turchia.

Il governo turco ha un forte interesse affinché venga mantenuto in vigore l'accordo sui profughi con l'Unione Europea poiché l'economia del paese si trova in grave crisi e soprattutto il settore del turismo è in fortissimo arretramento. Un recente articolo del periodico Spiegel ha sottolineato il fatto che Ankara ancora necessita dei fondi da Bruxelles. Una clausola dell'accordo sulla gestione dei flussi dei profughi infatti, come noto, riguarda il versamento di una cifra pari a 3 miliardi di euro dall'Unione Europea e una parte di questa cifra non è ancora stata versata. Osservatori e analisti attenti alle vicende politiche di Turchia hanno sottolineato anche il fatto che il governo si troverebbe ad affrontare problemi interni qualora dovesse violare l'accordo con l'Unione Europea. Una parte cospicua della popolazione turca ha infatti accettato di aiutare i profughi in quanto considerati fratelli musulmani e da questo punto di vista Erdogan non vuole correre alcun rischio di contestazione interna. Proprio per questi motivi e nonostante gli attriti degli ultimi giorni tra la Germania e la Turchia, come ricordato poco sopra, Ankara non ha fatto alcun riferimento alla possibilità di rimettere in discussione l'accordo sui profughi.

A suffragare questa interpretazione dei fatti giungono anche le analisi di osservatori che ritengono che questa polemica internazionale di una certa gravità sia da considerarsi, per l'ennesima volta, come ad uso e consumo prettamente domestico per lo stesso presidente Erdogan.

Soltanto di due giorni fa sono le dichiarazioni di Erdogan ad Attalia con le quali il presidente turco ha affermato che la Turchia potrebbe tenere un secondo referendum dopo quello già previsto per il 16 aprile che riguarda la riforma in senso presidenzialista dello Stato ho voluta dallo stesso Erdogan. Il presidente turco ha infatti dichiarato che un secondo referendum relativo alle trattative in corso tra la Turchia e l'Unione Europea per l'inserimento di Ankara all'interno dell'Unione potrebbe tenersi subito dopo il primo. In precedenza lo stesso Erdogan aveva affermato che i rapporti tra Turchia e Unione Europea si trova attualmente ad un crocevia cruciale.

Ricordiamo come alla base delle recenti polemiche tra la Turchia e alcuni Stati dell'Unione Europea tra i quali Olanda, Germania, Francia e Austria è proprio la decisione di questi stati di non consentire ai ministri del governo turco di tenere comizi sui rispettivi territori per le cospicue comunità turca presenti e a favore del referendum costituzionale adducendo come motivazione del rifiuto il mantenimento dell'ordine pubblico. I rapporti tra Germania e Turchia erano giunti ad un estremo dopo le pesantissime dichiarazioni di fuoco da parte turca acuitesi domenica 19 marzo al punto da condurre il ministro tedesco degli Esteri e dichiarare che Erdogan aveva superato ogni limite. Il presidente turco aveva infatti attaccato personalmente la cancelliera tedesca Angela Merkel dichiarando che la stessa ricorresse a pratiche naziste proprio perché in Germania erano state proibite le manifestazioni elettorali a favore del referendum del 16 aprile inteso ad una forzamento dei poteri dello stesso Erdogan. “Ci dimostriamo tolleranti ma non siamo stupidi” ha dichiarato poi Zygmunt Gabriel in una sua intervista ad un quotidiano e proprio per questo motivo aveva trasmesso con chiarezza al suo omologo turco Mevlut Tsavusoglu il messaggio di superamento di ogni limite dichiarandosi altresì scioccato per tali dichiarazioni. La collaboratrice della cancelliera Merkel nonché vicepresidente del partito cristiano democratico commentando le dichiarazioni di Erdogan aveva chiesto che fosse data una risposta decisa ad Ankara domandandosi anche se il presidente Erdogan non avesse perso ogni capacità di ragionare e anche se non fosse il caso di cancellare gli aiuti economici alla Turchia che ammontano a molti miliardi di euro e vengono concessi attraverso l'Unione Europea. Sempre in ambito europeo erano giunte le dichiarazioni di Martin Schulz recentemente eletto presidente del Partito socialdemocratico che ha definito le dichiarazioni del presidente turco indegne di un presidente di uno Stato aggiungendo poi che la Turchia si stava incamminando verso uno Stato assolutista.

Come noto le minacce verbali che Ankara ha rivolto all'Unione europea riguardano anche la Grecia in particolare una certa forma di aggressività territoriale. La responsabile della politica estera per l'Unione europea Mogherini ha recentemente risposta ad un'interrogazione del vicepresidente del Parlamento europeo il Greco Dimitris Papadimoulis sottolineando il fatto che Ankara ha l'obbligo di impegnarsi in maniera categorica nello sviluppo di relazioni pacifiche e collaborative con gli Stati vicini appartenenti all'Unione Europea di rispettare la Carta delle Nazioni Unite per quello che riguarda la risoluzione delle controversie internazionali ed eventualmente ricorrere al Tribunale internazionale dell'Aja.

L'interpretazione che vuole le dure e pesanti affermazioni turche come intese a raggiungere obiettivi politici interni è senza dubbio coerente con tutta una lunga serie di attacchi verso l'Europa e tuttavia essa pone inevitabili questioni riguardo alla reale compatibilità dell'odierna realtà politica e soprattutto democratica del paese rispetto alla democrazia, per quanto in difficoltà seria e in grave affanno, in Europa. 

31/03/2017

Autore: 
Rigas Raftopoulos

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