Le spine della Turchia

Le spine della Turchia
Le ambizioni del presidente Erdogan e i problemi del paese
I recenti sviluppi politici in Turchia mettono chiaramente in luce tutta una serie di aspetti controversi e dibattuti sia sul piano istituzionale sia su quello della politica interna ed estera. Abbiamo già visto in questa sede i rapporti di Ankara con gli Stati confinanti e più in generale dell'area mediorientale e gli sviluppi che il recente accordo sul nucleare iraniano potrebbero imprimere alle vicende geopolitiche dell'area. Il grande pericolo dell'Isis ai confini e dentro il paese contribuisce a creare tensioni e critiche anche da parte degli alleati occidentali e non soltanto. Sul piano interno la Turchia sta vivendo un momento di vuoto di potere post-elettorale, dal 7 giugno scorso quando dalle urne si è manifestata una situazione politica allo stesso tempo del tutto nuova e che però non ha portato ad alcuno sbocco per un esecutivo nuovo. Da tempo, poi, sulla Turchia grava una questione che, si potrebbe dire, sovrasta le altre e le influenza in maniera spesso determinante: si tratta delle ambizioni politiche dell'attuale presidente della Repubblica Erdogan. Non è un mistero per nessuno che Erdogan, dopo essere passato dalla carica di primo ministro a quella di presidente della Repubblica nell'estate dello scorso anno, sia più che mai determinato a realizzare quella trasformazione presidenziale del sistema politico e istituzionale turco. Meno di dieci giorni fa lo stesso presidente ha pubblicamente affermato che egli stesso, "de facto", non ha un potere simbolico, come la Costituzione proclama. Ciò che va fatto, ha proseguito Erdogan, per prendere anche formalmente atto di questa nuova situazione è aggiornare il quadro giuridico della Costituzione. Dopo queste ultime esternazioni come ci si poteva attendere, molti analisti ed osservatori interni hanno sollevato varie e cruciali questioni e interrogativi non da ultimo la messa in guardia contro quello che è stato definito un tentativo di colpo di stato.
 
Anche all'estero quella di Erdogan viene sempre più frequentemente interpretata come una parabola politica ormai discendente e in fin dei conti fallimentare per il paese. Pur essendo infatti indubitabilmente il leader più popolare e al tempo stesso contestato della storia turca recente, le sue politiche hanno portato a risultati davvero negativi: l'obiettivo di diventare il riferimento delle rivolte arabe  e del Medioriente è fallito dal momento che né Assad ha perso il potere immediatamento dopo lo scoppio delle rivolte in Siria né in Egitto i Fratelli musulmani hanno raggiunto il potere. In politica estera lo slogan "zero problemi con i vicini" oggi non può far altro che sorridere: i rapporti con Israele si sono interrotti, e ogni paese confinante ha qualche grave contenzioso aperto con Ankara. La questione del rapporto con la minoranza curda, lungi dall'essere stata risolta o per lo meno affrontata costruttivamente, è tornata alla ribalta a causa anche della dissennata scelta di aprire le porte del paese agli jihadisti dell'Isis. Perciò due fronti di guerra sono aperti allo stesso tempo: contro i curdi e contro il Daesh. Molti analisti occidentali sono del parere che oggi la Turchia di Erodgan ponga più problemi di quanti non ne aiuti a risolvere e le ambizioni di potere del presidente della Repubblica sono uno dei fattori principali alla base di questo giudizio. 
 
Alcuni giuristi tra cui anche il professor Ergun Ozbudun che venne consultato proprio da Erdogan otto anni fa per preparare la riforma della Costituzione alla base dell'elezione diretta del presidente della Repubblica, hanno espresso il parere per cui quella riforma non concede alcun potere in più al presidente e dunque che Erdogan si sia mosso in senso anticostituzionale quando ha affermato che ormai "de facto" egli stesso possieda più poteri di quanto non sia formalmente riportato nella carta costituzionale. Non tutti gli osservatori poi credono che l'attuale situazione politica e sociale turca necessiti di una misura di questo tipo; al contrario, quello che servirebbe per il progresso e la ricompattazione di una società profondamente lacerata e divisa è un leader capace di sanare le profonde ferite e fratture che ormai da tempo affliggono il corpo sociale e politico della Turchia.
 
21/08/2015
Autore: 
Rigas Raftopoulos

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