L'enigma delle elezioni iberiche a pochi giorni dal voto

L'enigma delle elezioni iberiche a pochi giorni dal voto
All'orizzonte nuove difficoltà per formare un esecutivo solido

Appena tre giorni fa in Spagna si è svolto il dibattito serale televisivo tra i quattro leader politici a meno di due settimane dalle elezioni politiche. Mariano Rajoy (popolari), Pablo Iglesias (Unidos Podemos), Pedro Sanchez (socialisti) e Albert Rivera (Ciudadanos) si contenderanno, un classico della politica ormai, il voto degli indecisi che risultano, dagli ultimi sondaggi di opinione, ancora molti. A livello di previsioni la situazione è ormai da tempo cristallizzata con il Partito Popolare al primo posto ma seguito sempre più da vicino dall'alleanza Podemos-Sinistra Unita (Unidos Podemos) che sta conquistando sempre più voti dei delusi dai socialisti i quali, infatti, si attestano ormai al terzo posto. Il sondaggio pubblicato dal quotidiano El Pais appena quattro giorni fa colloca il Partito Popolare al 28,9 per cento delle preferenze (28,7 per cento alle elezioni del 20 dicembre scorso), Unidos Podemos al 25,4 per cento (20,7 di dicembre 2015), Partito Socialista al 20,8 per cento (22 per cento) e Ciudadanos 15,9 per cento contro il 13,9 di dicembre.

Importanti saranno anche questa sera la presenza e le scommesse individuali che ogni leader politico dovrà vincere di persona. Rajoy dovrà dimostare di non costituire il "problema politico ed etico" della Spagna, come i suoi avversari sostengono, ma anche molti elettori del partito, elettori che, in base alle  caratteristiche qualitative del sondaggio Metroscopia per El Pais, vorrebbero consegnasse le redini del partito a qualcun altro, che reputano sarebbe stato in grado di superare lo stallo creato dalla immobilità di Rajoy. Al centro degli attacchi degli avversari politici di Rajoy ci sono e ci saranno ancora certamente gli scandali con i doppi libri contabili, i casi roboanti di corruzione di importanti membri del Partito Popolare, di ministri e di sindaci, coperti dallo stesso Rajoy. Obiettivo di Pablo Iglesias sarà certamente quello di attrarre ancora più elettori delusi del PSOE e degli altri partiti locali e autonomisti del paese convicendoli che il programma della coalizione contiene di tutto e per tutti. Iglesias da tempo ha messo da parte la sua retorica marxisteggiante sostenendo anche che "sia Marx sia Engels erano socialdemocratici" e confidando nel fatto che alla fine anche i socialisti appoggeranno un suo governo.

Dal canto suo Pedro Sanchez si trova con le spalle al muro, dopo il prolungato fallimento nel tentativo di creare un esecutivo a tutti i costi comprendente il partito di destra Ciudadanos, tentativo che gli costerà probabilmente il voto di molti ex sostenitori. All'interno del PSOE inoltre la rabbiosa corrente di opposizione ha demolito ogni suo tentativo di formare un governo. Sanchez dovrà opporsi alle argomentazioni di Iglesias che tanti elettori potrebbero sottrargli sottraenso tempo ed energie alla presentazione dei punti del suo programma di governo. Infine il leader di Ciudadanos Albert Rivera, in apparente ascesa, cercherà di coltivare sia l'immagine del suo partito come ago della bilancia per la creazione di un esecutivo stabile e moderato sia di un partito centrista, aperto alle novità ma anche legato alle tradizioni e disposto ad aiutare chiunque per il bene del paese.

A pochi giorni dalle elezioni la Spagna si trova in piena campagna elettorale e data l'evidente incertezza dell'esito ai fini della formazione di un esecutivo stabile (e sarebbe la seconda volta in sei mesi) i leader degli schieramenti in campo si contenderanno ogni singolo elettore ancora indeciso.

16/06/2016

Autore: 
Rigas Raftopoulos

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