Libia, nuovo giro di boa

Libia, nuovo giro di boa

 

A Martin Kobler, rappresentante speciale per la Libia del segretario generale dell’Onu da due settimane, spetta un compito molto difficile: ottenere l’appoggio dei due Parlamenti libici sull’accordo per un Governo di unità nazionale che dovrebbe portar fuori il Paese dalla crisi.

La sfida più importante è però la ricostruzione dell’immagine del “mediatore internazionale” così profondamente minata dal suo predecessore Bernardino León. Lungi dal voler fare un bilancio a così pochi giorni dal suo insediamento, potrebbero essere analizzati, invece, il contesto in cui si trova ad operare e lo stile del diplomatico tedesco proprio alla luce della sua sfida più importante di cui si parlava poc’anzi.

A differenza del precedente inviato dell’Onu, che usava prodigarsi in numerosi e frettolosi annunci ottimistici in grande stile, che era già velatamente sbilanciato a favore del Governo di Tobruk (prima che venissero fuori i suoi accordi per il prestigioso incarico negli Emirati) e che tendeva a fare out-out non efficaci e puntualmente disattesi da entrambe le parti, Martin Kobler sembra voler spingere i due Governi a collaborare per fronteggiare il “nemico comune”, Daesh, un po’ più minaccioso a causa delle recenti conquiste territoriali ma soprattutto per l’intensificarsi dei bombardamenti in Siria che potrebbero far rafforzare i seguaci del Califfo in Libia.

Il diplomatico tedesco appare più cauto e, soprattutto, sta dando l’impressione di non voler lavorare da solo e di aver bisogno dell’appoggio dei Paesi coinvolti in Libia a supporto dell’una e dell’altra fazione, nonché del sostegno delle più importanti organizzazioni regionali (Lega araba, Unione europea e Unione africana).

Appena si è insediato, infatti, Kobler, si è recato in Libia per riprendere in mano i colloqui con i rappresentanti di Tripoli e Tobruk registrando, subito dopo, il sostegno della maggior parte dei deputati libici. Ha proseguito poi la sua missione in Italia, Qatar, Emirati arabi uniti, Francia, Tunisia ed Egitto. In particolare, è da sottolineare che il suo primo viaggio, da rappresentante dell’Onu, in una capitale straniera, sia avvenuto proprio in Italia.

Il ruolo di primo piano che dovrebbe avere il nostro Paese nella stabilizzazione della Libia è noto da tempo e sembra un fatto accettato da tutti gli Attori. Fino ad ora, però, poco e nulla è stato fatto o è stato fatto fare. Come ex Paese colonizzatore e principale alleato di Gheddafi, almeno fin quando il Trattato di amicizia del 2008 non è stato “sospeso” unilateralmente per coprire una sua grave violazione (avvenuta con la concessioni delle basi da cui sono partiti gli aerei che bombardavano la Libia), il ruolo dell’Italia è in realtà davvero molto delicato.

Il nostro Paese ha un bagaglio di conoscenze ed esperienze nella Giamahiria che non ha nessun altro; ha interessi, soprattutto energetici, molto forti, ma non è pensabile che possa guidare un intervento armato, o una missione militare di qualunque natura senza un forte Governo di unità nazionale libico. Fino ad allora, è da salutare senz’altro con favore l’affiancamento del generale Paolo Serra a Martin Kobler, voluto da Ban Ki-moon come senior advisor della missione Unsmil (United Nations Support Mission in Libya, una missione di carattere politico e non militare) per le questioni di sicurezza relative al dialogo in Libia. Si tratta, innanzitutto, di un riconoscimento del nostro ruolo di stabilizzazione in Libano, dove il generale è stato capo di Unifil per due anni sui sei a guida italiana. In secondo luogo, sembra che la comunità internazionale abbia voluto dare una accelerazione nel coinvolgimento dell’Italia nel processo di stabilizzazione anche della Libia e (se si considera che al comando dell’Operazione “Sofia”, che si occupa della lotta agli scafisti e al traffico di esseri umani, è stato posto l’ammiraglio Enrico Credendino e che il nuovo alto commissario dell’Onu per i rifugiati è Filippo Grandi, ex capo dell’Unrwa) nell’affidamento al nostro Paese di un ruolo preminente per la sicurezza del Mediterraneo.

3/12/15

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