Libia, un passo in avanti per la soluzione diplomatica

Libia, un passo in avanti per la soluzione diplomatica

 

Ieri sera a Skhirat, in Marocco, i rappresentanti del Governo di Tobruk e di quello di Tripoli, oltre a circa duecento personalità libiche, hanno firmato l’accordo per il Governo di unità nazionale appoggiato dalla comunità internazionale. Si tratta di un importante passo in avanti nella stabilizzazione della Libia e di un reale riconoscimento all’endorsement avvenuto a Roma domenica scorsa. 

Criticità e incognite non mancano e non sono da sottovalutare.

Nonostante l’ampio sostegno dei rappresentanti libici registrato a Skhirat, ci sono diverse altre fazioni con cui non sono stati fatti sforzi sufficienti al fine di coinvolgerle nel processo. Di queste alcune stanno negoziando tra loro un accordo alternativo, come quelle che fanno riferimento ai rispettivi presidenti dei due Parlamenti, Nouri Abu Sahmain e Aguila Saleh, che si sono incontrati a Malta martedì 15 dicembre dichiarando di volere più tempo per creare un Governo unitario che sia espressione reale della volontà popolo libico.

Compattare tutte le parti sarà un compito difficile ma non sarebbe prudente rinunciare a farlo, o pensare che avvenga “spontaneamente” sotto la minaccia di sanzioni, pena la ulteriore frammentazione politica e istituzionale della Libia. Il nuovo Governo, previsto entro 40 giorni, potrebbe diventare un "terzo Governo libico" o peggio un "Governo in esilio", sul modello di quello siriano, costruito in fretta e senza legittimità, riconosciuto solo da alcune potenze straniere e da alcune fazioni interne. 

I Paesi maggiormente coinvolti nello sforzo per una soluzione politica della crisi sono quelli che, più degli altri, vorrebbero evitare l’invio di una missione militare o di procedere a bombardamenti delle postazioni dell’Isis libico, e sono gli Stati Uniti e l’Italia che hanno vistosamente accelerato, forse troppo, la firma dell’accordo. Francia e Gran Bretagna, invece, che da tempo preparano un’azione militare per contrastare l’avanzata di Daesh in Libia, potrebbero intervenire sia per difendere il nuovo Governo sia dopo l’eventuale fallimento dell’accordo. A nostro avviso, un altro intervento militare franco-britannico, soprattutto in questa fase e, più in generale, in assenza di una completa messa in sicurezza dei luoghi chiave delle istituzioni e del petrolio, potrebbe peggiorare il quadro. Le varie milizie islamiste fuori dai giochi di Skhirat potrebbero avvicinarsi a Daesh, ancora molto debole in Libia, e la comunità internazionale perderebbe definitivamente credibilità agli occhi del popolo libico, per quanto diviso, tribale e dalla fragile identità nazionale. 

18/12/15

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