L'Italia scommette ancora su Serraj

L'Italia scommette ancora su Serraj
Osmedreloaded n. 4 aprile 2017

È stato un mese intenso per la diplomazia italiana per ciò che concerne il fronte libico. Nonostante gli sforzi del nostro Paese e dell'Onu per una Libia stabile e unitaria, il suo destino sembra invece sempre più incerto e il rischio di vanificare tutto il lavoro fatto fino ad ora è molto alto.

Come è noto, la questione libica è in cima alla lista delle priorità del nostro Paese, sia per il controllo dei flussi migratori che per gli irrinunciabili interessi energetici.

Sotto il primo profilo, i tentativi fatti sul piano bilaterale hanno dimostrato subito i propri limiti, il "Memorandum"italo-libico sul contrasto ai traffici di esseri umani, firmato il 2 febbraio scorso da Serraj e Gentiloni, è stato sospeso dalla Corte d'appello di Tripoli, lo scorso 22 marzo, fino alla fine del processo attivato sul ricorso presentato da un gruppo di sei avvocati libici guidato da Azza al-Maqhoor. Secondo i ricorrenti, Serraj non aveva l'autorità costituzionale per firmare il memorandum, dal momento che manca ancora la fiducia del Parlamento al suo Governo, e nonostante il richiamo al Trattato d'amicizia del 2008, sono previsti oneri aggiuntivi per la Libia. Inoltre, a differenza dell'ugualmente discutibile accordo tra Ue e Turchia, a cui il "Memorandum"si ispira, il Governo di Serraj non ha affatto il controllo del territorio e la facoltà di incidere sulle gravi violazioni dei diritti umani che subiscono i migranti in Libia. Rilievi sul rispetto dei diritti umani erano stati già posti nel 2008 quando anche l'applicazione della terza parte del Trattato di amicizia italo-libico prevedeva l'esternalizzazione dei confini e l'attribuzione della responsabilità principale della lotta ai trafficanti e del controllo delle frontiere al Paese di transito.

Ciò nonostante, l'esecuzione del "Memorandum"continua, almeno per ciò che concerne l'addestramento della Guardia costiera libica, la fornitura dei mezzi per i contrasto in mare dei trafficanti e il sostegno alla messa in sicurezza del confine Sud della Libia.

Sotto quest'ultimo profilo, il 2 aprile scorso si sono incontrati a Roma i rappresentanti delle tribù del Sud della Libia con il nostro ministro dell'Interno per discutere del controllo dei 5mila chilometri del confine meridionale e per raggiungere un accordo sulla Guardia di frontiera libica. Il 12 aprile, Gentiloni si è recato a Tripoli per una visita a sorpresa al suo omologo; si è trattato di una missione piuttosto importante dal momento che è stato il primo tra i leader europei ad incontrare Serraj nella capitale libica, ed è bene far notare che l'ambasciata italiana è l'unica tra quelle occidentali ad aver riaperto. Durante l'incontro sono stati ribaditi gli impegni italiani non solo sul fronte della sicurezza ma anche del miglioramento delle condizioni di vita dei libici attraverso la cooperazione nel campo della sanità e dei trasporti e infrastrutture, così come previsto anche dal memorandum.

È ormai chiaro quanto il nostro Paese sia rimasto il solo (ad eccezione delle istituzioni onusiane) a sostenere il progetto di una Libia unitaria e stabile garantita dal fragile compromesso che ha portato Serraj alla guida del Governo e, per questo motivo, la nostra azione non può che continuare ad essere indipendente ma anche tesa a trovare sponda, non tanto tra i Paesi europei, divisi sull'appoggio al generale Haftar (responsabile della mancata fiducia a Serraj da parte del Parlamento) e confusi persino sulle soluzioni ai traffici illeciti di migranti, quanto tra Russia e Stati Uniti. In questo senso, infatti, andavano le visite a Mosca di Mattarella (11 aprile) e a Washington di Gentiloni (19 aprile), in cui il dossier libico è stato tra i principali temi trattati. E se da un lato il presidente statunitense è sembrato restio a continuare il sostegno politico all'azione italiana in Libia garantito da Obama, dall'altro lato, Putin, nonostante sia da sempre sostenitore di Haftar, ha dato segni di disponibilità per una mediazione tra le due principali fazioni in lotta per garantire la stabilità e l'integrità della Libia. 

02/05/2017

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