Lo Stato Islamico, un utile nemico

Lo Stato Islamico, un utile nemico

Dal giorno della proclamazione dello Stato Islamico su un vasto territorio compreso tra la Siria e il Nord dell’Iraq, il 29 giugno scorso, l’Occidente è stato costretto ad operare una vera e propria rivoluzione copernicana nella propria percezione delle questioni dell’Oriente Mediterraneo. All’improvviso si sono sgretolate le poche certezze acquisite in quattro anni di entusiasmi per la cosiddetta “primavera araba”, di semplicistico manicheismo statunitense e di allineamento cieco (ma molto consistente in termini finanziari) alle visioni politico-strategiche dei cosiddetti Paesi arabi “moderati”.

Abbandonare l’Iraq, finanziare senza controllo tutto il variegato panorama dei miliziani anti-Assad in Siria, adottare sanzioni ed embarghi proprio nei confronti di quei Paesi che più avevano difficoltà a controllare il proprio territorio e continuare a non considerare l’Iran un interlocutore legittimo nello sforzo della comunità internazionale per costruire pace e stabilità nel Mediterraneo, sono apparse, da un giorno all’altro, politiche insensate e controproducenti.

Ma, lungi dal far adottare un approccio nuovo, la rivoluzione copernicana operata dagli Stati Uniti e di seguito dai Paesi europei, ha avuto il solo effetto di individuare un nuovo nemico, il “Califfo” Abu Bakr al-Bagdadi, pericoloso al punto da far passare in secondo piano quelli tradizionali, e da far convogliare tutti gli sforzi, economici e militari, nella distruzione della nuova gravissima minaccia alla sicurezza e ai valori dell’Occidente, e cioè il processo di costruzione e di espansione territoriale dello Stato islamico. I gruppi di miliziani che orbitano nella galassia dell’Is adottano tecniche di comunicazione molto avanzate e sono consapevoli di aver costituito una sorta di ‘brand’, in modo talmente efficace che è immediatamente penetrato nella psicologia collettiva e ha aumentato il valore e il peso della loro esistenza nel promettente mercato delle minacce islamiste alla pace e alla stabilità del mondo.

Di questa galassia si conosce poco e si comprende ancor meno, ma si sa tutto sui metodi brutali ed efferati con cui si sacrificano vittime ‘infedeli’ per provocare rabbiose reazioni occidentali ed affascinare giovani arabi in tutto il mondo pronti a diventare proseliti. Probabilmente la pericolosità dello Stato Islamico, che controlla nominalmente una porzione di territorio pari a un terzo dell’Italia (per la verità in gran parte desertico) e che ha cellule più e meno attive in molti Paesi in crisi di legittimità, è stata sovrastimata. Ciò nonostante, la sua emersione come attore regionale ha permesso ai Paesi occidentali di ripensare la strategia per quello che resta del Medio Oriente.

ottobre 2014

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