Mediterraneo. In attesa di una pace ancora lunga da venire

Mediterraneo. In attesa di una pace ancora lunga da venire
Editoriale

 

Con il release di questo nuovo sito, l’Istituto di Studi Politici “S.Pio V”, think tank indipendente di ispirazione cattolico democratica, avvia un nuovo percorso di ricerca volto ad analizzare il mutevole quadro internazionale, per cogliere e interpretare anche i più impercettibili nuovi segnali, nella prospettiva di delineare, sia pur in maniera inevitabilmente provvisoria, i futuri scenari del Mediterraneo.

Oggi sulla Sponda Sud nulla è ormai più come prima e sono assolutamente inservibili i vecchi cartelli indicatori spazzati via quattro anni fa dal vento della cosiddetta “primavera araba”, opportunamente rafforzato dalle azioni di molti altri movimenti di varia matrice islamica e dall’intervento di alcuni interessati Attori statuali esterni, ma non estranei alle vicende che stavano destabilizzando tutto il litorale da Rabat a Tunisi, da Tripoli al Cairo e poi ancora fino a Damasco.

Oggi il fumo nero delle esplosioni e delle bombe avvolge, rendendolo irriconoscibile, l’intero Medio Oriente diventato il teatro privilegiato di una sorta di strisciante e asimmetrica “ terza guerra mondiale combattuta a pezzi”, con modalità e mezzi diversi, ma non per questo meno letali e sanguinosi, in cui a vario titolo, direttamente o indirettamente, sono coinvolte le varie Potenze regionali e non, con i loro rispettivi alleati reclutati in loco, scelti fra i vari movimenti e gruppi armati via via strumentalmente individuati come propri interlocutori sui vari campi di battaglia (dalla Libia alla Siria all’Iraq) in un groviglio di accordi segreti di natura militare e finanziaria, dai contenuti spesso inconfessabili.

E su questo groviglio mediterraneo, dai nodi sempre più stringenti, oggi si allunga anche l’ombra minacciosa delle bandiere nere dell’Is, sulle cui origini, protezioni politiche e flussi finanziari che lo hanno alimentato si conosce ancora ben poco, al di là delle truci immagini autoprodotte in loco e del fiume di parole che i media  occidentali, in larga parte “embedded”, ci riversano quotidianamente.

Un dato oggettivo, comunque, a mio avviso, emerge con chiarezza anche se la comunità internazionale, nelle sue varie e articolate organizzazioni strutturate, ancora stenta consapevolmente (e ben se ne comprendono le motivazioni profonde) ad accettare e valutare nelle sue corrette proporzioni, peraltro destinate a crescere con effetti devastanti. E questo dato oggettivo è costituito dalla radicata presenza (quantunque imposta con la forza) dell’Is su un vasto territorio che, senza soluzione di continuità, travalica i confini ormai disintegrati dei “vecchi Stati nazionali” del Medio Oriente. E proprio da quei confini disintegrati partirà il viaggio del nostro Osservatorio che, senza mappe precostituite o reverenziali tappe obbligate cercherà di analizzare, senza pregiudizi ideologici, culturali o religiosi, quel che avviene nel Mediterraneo, con la speranza di riconoscere e di riannodare i fili spezzati del dialogo, nell’attesa di una pace ancora lunga da venire.

02/03/2015

Autore: 
Matteo Pizzigallo

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