Ottimismo effimero e problemi duraturi. Il Consiglio europeo del 22-23 giugno

Ottimismo effimero e problemi duraturi. Il Consiglio europeo del 22-23 giugno
Osmedreloaded n.6 giugno-luglio 2017

Alla vigilia dell’incontro al vertice tra i ventotto capi di Stato e di governo, regnava una apparente soddisfazione generale per i risultati delle varie elezioni svoltesi negli Stati membri e che avrebbero in qualche modo dimostrato un certo indebolimento - o almeno una avanzata più ridotta rispetto alle aspettative - della destra più populista e nazionalista e, soprattutto, antieuropeista. È lo stesso presidente del Consiglio europeo Donald Tusk a sottolinearlo nel suo messaggio di benvenuto ai vari rappresentanti tra i quali spiccava per essere quella la sua prima volta, il presidente francese Macron: “Il contesto politico nel quale ci riuniremo è diverso rispetto a quello dei mesi precedenti quando le forze antieuropeiste si trovavano in ascesa. Gli sviluppi attuali in Europa sembrano mostrare che, piano piano, stiamo voltando pagina. Siamo testimoni del fatto che l’Unione Europea stia tornando ad essere considerata come la soluzione dei problemi e non più il problema e tuttavia non dobbiamo perdere il nostro impegno”.

Questo incontro al vertice si svolge appunto in un contesto molto denso e articolato di eventi tra i quali spiccano certamente le trattative per il Brexit ma anche per i più recenti sviluppi sullo scenario politico internazionale come il ritiro da parte degli Stati Uniti dell’accordo di Parigi sul clima. Il clima, come detto è più rilassato che nel recente passato e questo certamente è dovuto anche alla presenza di Macron che in qualche modo ha sventato la comparsa di euroscettici in Francia e ha lanciato messaggi verso un rafforzamento dell’Unione Europea. Inoltre l’Unione festeggia l’abolizione dei costi supplementari per le comunicazioni cellulari all’interno dei suoi confini e il raggiunto accordo sulla Grecia.

Grandi decisioni e svolte sui problemi cruciali legati alle questioni dei migranti, della difesa comune e dello sviluppo non ci sono state, come era ampiamente previsto. Alcuni osservatori internazionali e svariati diplomatici prospettano addirittura una “primavera” europea e un certo clima di maggior fiducia sembra in crescita anche presso l’opinione pubblica europea come confermerebbero i risultati di un vasto sondaggio effettuato dall’istituto americano Pew per il quale il 68 per cento dei tedeschi si è espresso molto positivamente verso l’azione dell’Unione Europea, ben 18 punti percentuali sopra rispetto a quanto emerso subito prima dell’esito del referendum britannico. Analoga tendenza si è manifestata anche in Francia e viene fatta risalire da molti analisti al cosiddetto “effetto” Macron. La stessa Angela Merkel, sempre restia ad utilizzare i termini di “revisione delle istituzioni europee”, sembrerebbe ora più interessata ad una riforma delle istituzioni economiche europee con un ministro dell’Economia comune e un bilancio condiviso. Naturalmente, durante l’incontro al vertice, non si è affatto affrontato un discorso del genere ma sono in molti a pensare che i due leader europei stiano in qualche misura confrontandosi anche su questo cercando di coordinare le rispettive posizioni. Analogo discorso vale anche per le questioni legate alla difesa comune, specialmente dopo le nette prese di posizione del presidente americano Donald Trump.

Permangono certamente anche svariati punti di dissonanza all’interno dei ventotto “soci”. In particolare nel settore del commercio internazionale aperto e globalizzato si confrontano diverse opzioni per affrontare le tendenze protezioniste della nuova amministrazione statunitense. Analogo discorso vale anche per le questioni legate al clima. Per quanto concerne la questione dei migranti e dei profughi politici in arrivo dal corridoio dell’Africa centrale la politica europea è ferma e il piano per bloccare quello specifico flusso si sta dimostrando inefficace dal momento che il ritmo degli arrivi dall’Africa verso l’Italia è aumentato del 26 per cento rispetto al 2016. Analoga situazione di stasi si segnala anche per le politiche di distribuzione dei migranti e profughi arrivati in Italia e Grecia, nei vari paesi dell’Unione Europea e nel testo di invito presentato da Tusk e summenzionato si legge che il vertice avrebbe esaminato tutte le proposte e le possibili soluzioni, una conferma dell’incapacità di procedere in questo ambito. Inoltre anche le conseguenze del Brexit hanno generato discordie e contrasti tra i ventisette paesi e si cercano nuove sedi per due istituzioni europee che hanno sede a Londra e si è già innescata una competizione su chi debba ospitare queste istituzioni.

In conclusione, il vertice non ha preso decisioni particolarmente importanti mostrando, anzi, e non per la prima volta, tutte le enormi lentezze e divisioni in seno all’UE. Unico nota in parte diversa rispetto al passato più recente, il clima di maggior ottimismo. Quanto questo ottimismo possa durare alla luce dei gravi problemi aperti, sarà solo il tempo a indicarlo ma sembrerebbe che non possa durare a lungo se l’Europa non deciderà di mettere da parte localismi e particolarismi per individuare soluzioni durature a problemi di grande portata.

26/07/2017
Autore: 
Rigas Raftopoulos

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