Profughi e Europa

Profughi e Europa
Un problema la cui gestione mette in luce l'incapacità politica dell'Unione Europea e i nazionalismi radicali dei paesi centro-orientali e balcanici

La situazione nei Balcani e al confine nord-orientale dell'Italia rispetto alla questione dell'esodo dei profughi è in fase di irrigidimento a causa delle recenti misure attuate dai governi interessati. La Serbia e l'ex repubblica di Macedonia hanno deciso di chiudere i loro confini per il momento ai profughi provenienti dall'Afghanistan, Slovenia e Bulgaria inviano l'esercito a sorvegliare il transito ai loro confini e l'Austria ha già blindato i suoi confini con Italia e Slovenia in undici diverse aree di transito. La questione dei profughi naturalmente viene affrontata da ciascun “stakeholders” in maniera prettamente autoreferenziale e i richiami e gli appelli umanitari e solidaristici, ormai è evidente agli analisti anche non particolarmente acuti, da parte di questi governi, sono la foglia di fico per coprire la principale motivazione che li guida: la paura del montante nazionalismo in ogni paese che, a livello politico, possa fare incetta di voti e consensi sfruttando proprio tutto il ben noto repertorio legato alla paura dello straniero, alla xenofobia e all'intolleranza più estrema e anche più violenta.

Dal punto di vista della Grecia la questione assume dei contorni del tutto particolari: un paese appartenente all'Occidente ricco e sviluppato, membro dell'Unione Europea e partner fin dalle origine dell'eurozona viene letteralmente invaso da profughi in fuga dalla guerra civile, dall'Isis, da desolazione, povertà e sofferenze difficilmente immaginabili. In teoria quindi la Grecia dovrebbe blindare i suoi confini per proteggere il suo benessere e la sua ricchezza dall'esodo incontrollato che dalla Turchia giunge sulle sue coste. In realtà (e quindi lasciando perdere la teoria) la Grecia e i suoi cittadini vivono ormai da anni una realtà sociale ed economica di enorme difficoltà dovuta in buona parte al suo essere membro di tanti “club esclusivi”. Nonostante ciò i suoi cittadini, sulle isole invase letteralmente dai profughi, si sono immediatamente attivati per alleviare le sofferenze e la durezza della condizione dei profughi tanto che, da ultimi in termini di tempo il Nobel Dario Fo, molti hanno lanciato un appello per la candidatura al Nobel per la pace dei cittadini di queste isole greche dell'Egeo (e anche di Lampedusa). Solo i numeri degli ultimi giorni possono aiutare a delineare il quadro della situazione: il 16 febbraio sono giunti sulle isole greche di fronte alle coste turche mille e 145 profughi, il 17 febbraio mille e 361 e il 18 febbraio duemila e 252. Il19 febbraio i pescherecci greci hanno salvato sessantotto persone in acqua e non si sono registrati (miracolosamente e fuori dalle medie) morti tra i profughi. Inoltre secondo l'associazione Medici del Mondo si trovano accampati nel paesino greco ai confini nord del paese circa cinquemila profughi bloccati dalla chiusura delle frontiere macedoni, Idomeni paesino di centocinquanta (!) anime.

In Grecia quello che sta prevalendo è l'idea che sussista il desiderio da parte dei paesi del centro e del nord Europa di utilizzare il territori ellenico come enorme “gabbia” di contenimento per i profughi. Il cosiddetto “piano Visegrad” in questo contesto può essere quello che arrecherà il colpo di grazia ad un ormai traballante e disorientata Unione Europea. Si tratta di un piano elaborato dai paesi del gruppo che porta il nome dalla cittadina ungherese (Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica ceca) e allargato alla ex Repubblica Jugoslava di Macedonia e Bulgaria e che consiste nella costruzione di un muro su tutto il confine sud dei paesi summenzionati dal momento che, come ha detto il premier ungherese Orban, “la Grecia ha fallito nella difesa dei confini di Schengen dall'immigrazione di massa e quindi i paesi del gruppo di Visegrad devono attuare un piano b” ovvero costruire questo muro e prendere tutte le misure necessarie per preservare i rispettivi confini dall'esodo dei profughi. Queste dichiarazioni risalgono a otto giorni fa quando i leader di quei paesi si sono riuniti a Praga per contrastare le aperture tedesche ai migranti e ai rifugiati e contro il piano di ricollocamento dei richiedenti asilo già approvato in sede di Unione Europea nello scorso autunno ma rimasto sostanzialmente inapplicato. I ministeri degli Esteri e delle Politiche Migratorie di Grecia sono dell'avviso che il piano era stato da tempo elaborato e che le sue tempistiche prevedono la sua completa applicazione entro la prima settimana di Marzo. Si tratta di un piano unilaterale e al di fuori di qualsiasi accordo europeo che punta sostanzialmente alla chiusura del corridoio balcanico e dell'asserragliamento forzato dei profughi in Grecia.

Il fatto che si tratti di un piano messo a punto già da tempo risulta anche dall'incontro avvenuto la settimana scorsa a Zagabria tra alti ufficiali delle polizie dei paesi di Visegrad (più Austria, Serbia, Croazia, Slovenia e FYROM) durante il quale è stato esposto il cosiddetto “protocollo di Zagabria” di “azione comune per la selezione e la registrazione dei profughi ai confini tra FYROM e Grecia”. I rappresentanti di questi stessi paesi si incontreranno a Vienna domani con l'obiettivo di suggellare, nella sostanza, lo spostamento dei confini europei lungo l'asse Bulgaria-FYROM con la Grecia proprio mentre ieri notte il Parlamento sloveno ha approvato una norma per la disposizione dell'esercito lungo il confine, per tre mesi, in funzione di controllo dei transiti.

Il quotidiano di Belgrado Danas ha pubblicato un articolo secondo il quale il piano verrà applicato a partire dal 1° marzo e inizialmente riguarderà i profughi iracheni, poi quelli afghani e infine quelli siriani. Con cinquemila profughi già ingabbiati nel paesino di Idomeni e in attesa dei quattromila giunti al porto del Pireo pochi giorni fa il governo greco chiede che si trovi una varco per alleviare provvisoriamente e gestire la crisi nella piena consapevolezza del fatto che le possibilità di ricollocazione sono molto limitate e che il piano dell'Europa prevede semplicemente un “soccorso umanitario” per la Grecia affinché fornisca ospitalità ai profughi indesiderati dall'Europa “solidale”.... Con la primavera e poi l'estate il flusso di profughi dalla Turchia non potrà fare altro che aumentare e le premesse, già per il mese di marzo, sono del tutto drammatiche.

23/02/2016

Autore: 
Rigas Raftopoulos

Copyright ©2014 Istituto di studi politici "S.Pio V"  -  Webmail