Proseguono con difficoltà le trattative sul debito della Grecia

Proseguono con difficoltà le trattative sul debito della Grecia
Alla prova le politiche europee verso Atene
Nelle lunghe e difficili trattative tra la Grecia e le istituzioni europee e internazionali sulla questione del debito greco e delle modalità di intervento sembra essere giunto il momento del primo ministro Alexis Tsipras. I media greci più accorti e affidabili pongono brutalmente la questione tra un compromesso "onorevole" e uno "doloroso" per Atene e il compito di Tsipras consiste nel tracciare una linea netta tra queste due diverse soluzione raggiungendo allo stesso tempo un rapido accordo con i creditori.
Il leader di Syriza sembra sempre più stretto tra un Eurogruppo che continua a chiedere "sangue politico" da un lato e la realtà sociale e politica interna del paese che impone il mantenimento delle cosiddette "linee rosse" non valicabili in materia di concessioni.
 
La questione è ormai da decidersi sul piano politico, sostengono fonti di Atene, anche a seguito della riunione in teleconferenza del Brussels Group di ieri dove sono emersi con chiarezza i punti su cui c'è accordo e quelli per i quali permane una distanza tra le parti. Questi ultimi sono principalmente legati alle questioni pensionistiche e del mondo del lavoro. Uno scenario ideale per il governo greco è quello di ottenere un chiaro segnale politico in occasione dell'incontro al vertice di Riga il 21 maggio prossimo in merito ad un accordo sulle questioni su cui esiste convergenza, accordo da far coincidere con una immediata concessione di credito.
Su questo punto però nel governo greco e all'interno di Syriza le posizioni non coincidono completamente poiché la Segreteria politica del partito crede nella possibilità di raggiungere un accordo anche prima del 21 mentre altri esponenti del governo ritengono che i giorni dopo il 25 maggio siano quello cruciali per chiudere le trattative.
Al di là di questi scenari sulle tempistiche quello che rimane certo è che un accordo ci sarà se prevarranno all'interno del gruppo dei creditori coloro che spingono per un approccio moderato, come attualmente sembrerebbero fare la cancelliera Merkel e Juncker, oppure se ad avere la meglio saranno i "duri" e dogmatici (seppur con linee e obiettivi diversificati) Schauble e Fondo monetario internazionale.
 
Per quanto riguarda il governo di Atene sembra prevalere per il momento la posizione di coloro che ritengono non ancora opportuno legiferare su misure di alcun tipo se prima non si raggiunge un accordo sottoscritto dalle parti a cui consegua un finanziamento. Si ripete che non si vuol più correre "l'errore di impegnarsi in alcuna misura, come è stato fatto il 20 febbraio scorso, se prima non  ci sono le firme dei creditori e soprattutto un rigoroso impegno per la concessione di liquidita".
 
Sullo sfondo si agitano diversi scenario per la Grecia, da quello riproposto in Germania su un'uscita di Atene dall'euro, il cosiddetto "Grexit", quelli dell'esistenza di un "piano b" da parte del Fondo monetario in caso di non raggiungimento di un accordo e quelli di una adesione della Grecia alla Banca per lo sviluppo creata da cosiddetti Brics ovvero dai paesi in forte sviluppo economico cioè Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa nel giugno 2014. La Banca prevede nel suo Statuto la possibilità di adesione da parte di qualsiasi Stato membro delle Nazioni unite.
 
Per quanto concerne il Fondo monetario internazionale arriva oggi il comunicato ufficiale secondo il quale sarebbero inesatte le notizie riportate ieri dalla stampa per le quali Gerry Rice, rappresentate del Fondo, avrebbe dichiarato che l'ipotesi principale prevede la permanenza della Grecia nell'eurozona, secondo quanto dichiarato anche dal governo greco come suo obiettivo. Il Fondo collabora con le parti per il raggiungimento di questo obiettivo ma, aveva aggiunto Rice ieri - riprendendo peraltro una sua dichiarazione di due settimane fa - lavora anche allo studio di diversi scenari, in ogni paese, non solo per la Grecia.
 
Rimane il dato di fatto che, tra smentite e rinvii da parte dei creditori, il tempo non volge a favore di Atene sempre più bisognosa di liquidità per garantire la tenuta sociale e fronteggiare la crisi umanitaria del paese.
 
15 maggio 2015
Autore: 
Rigas Raftopoulos

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