Secondo turno delle presidenziali in Croazia

Secondo turno delle presidenziali in Croazia

In Croazia è previsto per l'11 gennaio prossimo il secondo turno delle elezioni per il presidente della Repubblica. I due avversari politici che si contenderanno la vittoria sono il presidente uscente, il socialdemocratico Ivo Josipovic e Kolinda Grabar-Kitarovic, ex ministro degli Esteri. Al primo turno infatti Josipovic ha raccolto il 38.5 per cento delle preferenze mentre la Grabar-Kitarovic il 37.08. La malcelata delusione di Josipovic dopo la notizia del risultato non tiene però conto della scelta dell'elettorato di penalizzare la sua vicinanza al governo di centro-sinistra in carica da tre anni e incapace ad invertire la recessione economica che colpisce la Croazia da ormai sette anni. La Grabar Kitarovic, attualmente segretario aggiunto della Nato per la diplomazia, si presenta invece come la sostenitrice degli interessi della parte conservatrice del paese e potrebbe dunque raccogliere il voto andato al candidato della destra nazionalista e populista Milan Kujundzic fermatosi al 6.2 per cento. La vera novità tuttavia è stato il giovane Ivan Vilibor Sincic giunto terzo con il 16.6 per cento. Sincic, ventiquattrenne studente di Ingegneria, appartiene al movimento nato nel 2012 "Zivi zid" (Scudo umano), associazione impegnata ad aiutare coloro che vengono sfrattati dalle case a causa dei debiti contratti con le banche. Il movimento di cui Sincic è a capo, ha elaborato sulla base del suo impegno civico un programma politico in opposizione a tutto l'establishment croato e incentrato su rivendicazioni sociali ed economico. In particolare si possono segnalare la proposta di nuove politiche economiche che rompano con il dominio delle banche e della finanza e con l'economia del debito che opprime i lavoratori e la proposta di annullare le privatizzazioni avvenute a partire dagli anni Novanta in maniera non trasparente. Un leitmotiv di "Zivi zid" è la riconquista della sovranità nazionale e popolare croata a scapito del sistema finanziario internazionale, dell'Unione europea - percepita come un progetto positivo sulla carta ma deleterio in quanto unione solo monetaria e speculativa - e della Nato - accettabile solo se alleanza difensiva e non aggressiva. Sul primo turno pesa infine la percentuale di astensione al voto prossima alla soglia del 50 per cento.

Autore: 
Rigas Raftopoulos

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