Sul diritto a migrare

Sul diritto a migrare

Nella intervista a Radio Vaticana dello scorso 26 gennaio, il nostro direttore, Matteo Pizzigallo, è ritornato su un tema molto caro all’Osservatorio, e cioè sul “diritto a migrare”. Sulla scia del gesto del Papa, che gettando la corona di fiori sul mare di Lampedusa condannava la chiusura dei confini, affermando con semplicità e grande forza il diritto a migrare come diritto a una speranza di vita migliore, Pizzigallo ricorda la lunga strada che attende la formazione di un diritto umano, così come quella che i diritti civili e sociali hanno compiuto dall’Illuminismo ad oggi, e richiama l’attenzione sull’urgenza dell’affermazione di tale diritto. Un diritto che dovrebbe caratterizzare il XXI secolo appena cominciato, pur non essendo ancora presente negli ordinamenti internazionali vigenti in cui prevale, invece, la distinzione fra migrante economico e rifugiato politico.

Troppo a lungo l’Unione europea e i Paesi membri hanno gestito il fenomeno migratorio come una emergenza, questo atteggiamento ha portato a cercare scorciatoie, come alzare muri, circondarsi di filo spinato e presidiare le frontiere. Invece, il fenomeno è un fatto strutturale e i Paesi europei dovrebbero prenderne atto e modificare le norme che regolano l’accoglienza dei migranti, attualmente molto gravose con effetti insostenibili per i Paesi di confine come l’Italia e la Grecia, a cominciare dall’accordo di Dublino. Se l’Europa non riuscisse a rendere effettiva sul suo territorio la tutela del diritto a migrare avrebbe perso anche la solidarietà, ormai ultimo segno dello spirito dei padri fondatori, e quindi la sua identità.

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