Tempi libici

Tempi libici
Parte seconda

Il 23 febbraio è stato deciso l’ennesimo rinvio del Parlamento di Tobruk sul voto di fiducia al Governo di unità nazionale, per mancanza del numero legale, nonostante le rassicurazioni a Martin Kobler da parte di alcuni deputati nel corso di tutta la giornata.

Contemporaneamente, il generale libico Haftar, capo delle Forze Armate del Governo in esilio, ha continuato la sua avanzata verso Bengasi e Derna, prendendo il controllo del porto di Al Marisa, con lo scopo di indebolire ulteriormente i jihadisti libici che hanno visto tagliare un importante canale di rifornimento di armi e reclute. L’impressione è che una parte dei deputati del Parlamento di Tobruk stia attendendo i successi sul campo di Haftar nella lotta ai terroristi dell’Isis ma anche a scapito delle altre milizie islamiste come quelle che controllano Tripoli, per poter rinegoziare alcuni nomi della lista dei ministri giudicati dal generale troppo vicini alla Fratellanza musulmana. Il Governo islamista di Tripoli, non riconosciuto dalla comunità internazionale, infatti, ha duramente condannato le operazioni di Haftar giudicandole divisive per il Paese. In particolare, gli attacchi delle truppe di Haftar a Bengasi sono stati diretti anche contro le milizie di Ansar al Sharia e non solo contro l’Is.

Inoltre, il fatto che 102 deputati, negli ultimi giorni, abbiano presentato un documento a sostegno del nuovo Governo, quando la maggioranza qualificata richiesta per l’approvazione è di 92 voti, probabilmente è servito a rassicurare i Paesi che si stanno preparando ad intervenire e a convincere le rispettive opinioni pubbliche che prima o poi il nuovo Governo potrà insediarsi e chiedere l’aiuto esterno nel pieno rispetto della legalità internazionale.

Nel frattempo, secondo Al Jazeera sono sbarcati circa 150-180 soldati delle forze speciali francesi a supporto dell’Esercito di Tobruk, mentre alcuni quotidiani locali hanno registrato la presenza di truppe statunitensi e britanniche nelle basi dell’Esercito libico nei pressi di Tripoli e Tobruk. La strategia di questi Paesi, almeno finché il Governo unitario non si insedierà e potrà richiedere formalmente l’aiuto straniero, sembra essere quella di condurre operazioni brevi e mirate, con un importante coinvolgimento dell’intelligence, proprio per evitare di dichiarare che si sta conducendo una guerra, fortemente sbilanciata a favore di una delle fazioni libiche, mentre sul piano diplomatico ancora si chiede l’accordo di tutte le parti. La posizione italiana, espressa a seguito della riunione del Consiglio Supremo della Difesa del 25 febbraio, appare quella che più può mediare fra le velleità interventiste, statunitensi e francesi, e la necessità che la riconciliazione nazionale e la lotta al terrorismo interno siano attuate dai libici con il solo ma consistente supporto internazionale. Il nostro Paese, infatti, esclude qualsiasi forma di intervento senza la formazione di un Governo unitario, senza una ampia partecipazione e senza un mandato delle Nazioni Unite.

Il prossimo appuntamento importante è senza dubbio la seduta del Parlamento che dovrebbe concedere la fiducia alla lista dei ministri di Al Serraj, prevista per domani, ma il fatto che ci siano ancora dubbi persino sulla sede che la ospiterà non lascia sperare in un rapido esito positivo.

20/02/2016

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