Tensioni tra Turchia e Russia nel teatro siriano

Tensioni tra Turchia e Russia nel teatro siriano
Il recente abbattimento di un jet dell'aviazione militare russa da parte turca riaccende le tensioni tra i due protagonisti dell'area

Il jet russo recentemente abbattuto dai turchi ha varcato la zona di pertinenza di Ankara e questo è un dato di fatto. Tuttavia la violazione è durata soltanto 17 secondi prima che esso venisse attaccato per di più non avendo effettuato alcuna manovra ostile nei confronti turchi. Le incursioni aeree all'interno dello spazio di sovranità di paesi terzi sono una prassi costante e spesso tollerata in periodi politicamente meno densi e tesi  rispetto al presente e normalmente vengono affrontati e gestiti con colpi di avvertimento e poi con manovre atte a far abbandonare lo spazio aereo violato o ad atterrare.

Il fatto che quei secondi siano stati così pochi induce naturalmente a pensare che un Sukoy russo fosse atteso dai turchi all'interno o in prossimità del loro territorio - e il presidente Erdogan ha affermato di aver dato lui stesso l'ordine di abbattimento - per recapitare un messaggio pirotecnico a Putin. In questo contesto è comprensibile che il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov abbia definito il fatto una provocazione e un tranello. Da ricordare che nel 2012 quando la Siria ha abbattuto un jet militare turco entrato nel suo spazio aereo un Erdogan furioso disse che violazioni di breve durata non possono mai essere un pretesto per l'abbattimento di un aereo. La Nato aggiunse, per bocca del suo segretario generale Rasmussen, che si trattava di un esempio di come Damasco calpesta le norme internazionali ma questa volta non ha usato gli stessi concetti e le stesse parole per la Turchia.

Evidentemente entrambe le parti non desiderano una escalation del conflitto: da un lato Erdogan si sentirà probabilmente soddisfatto per il punto segnato e, presumiilmente, dall'altro, Putin, pur tra mille mugugni e frustrazioni, sa di doversi guadagnare molto spazio diplomatico da utilizzare sugli scacchieri di Siria e Ucraina con l'Occidente. Proprio per questi motivi i due ministri degli Esteri sono al lavoro per riportare la crisi sul terreno diplomatico. Analisti internazionali ritengono però probabile che nuovi episodi "caldi" di scontro militare possano ripetersi, sia nei cieli sia per mare o terra. La Nato però non desidera aumentare la tensione pur rimanendo la Turchia un suo alleato e la Russia è consapevole del fatto che aumentare le pressioni su Ankara porterebbe inevitabilmente ad un coinvolgimento dell'Alleanza atlantica. 

Putin e Erodgan, osservano da tempo diplomatici e analisti internazionali, condividono caratteri politici in maniera rimarchevole, non da ultimo quello di saper trasferire un conflitto nell'arena coperta e se l'intervento russo in Siria può avere finalità ciniche, anche la Turchia agisce in Siria per sostenere i suoi interessi con una pari spietatezza. La Turchia spesso si rende responsabile non soltato di aiutare le forze jihadiste facendo passare convogli di armamenti per aiuti umantari ma anche di colpire invece quelle curde, attualmente sul campo l'unica vera forza opposta all'Isis. 

Se Mosca vuole aumentare il livello del conflitto in Siria può, ad esempio, si nota a livello internazionale, colpire tali convogli mentre Ankara, dal canto suo, può incoraggiare quelle forze presenti sul territorio più ostili ai russi. Questo scenario possibile configurerebbe il materializzarsi di una vera e propria guerra per procura. A livello internazionale Putin potrebbe anche decidere di contrastare l'influenza turca in aree di competizione (l'Azerbaijan è quella più ovvia) e sostenere in Turchia forze ostili al regime come i curdi ma non soltanto. 

Il conflitto innescato dalla Turchia con l'abbattimento del velivolo militare russo potrebbe prevedibilmente evolvere passando per ulteriori azioni ostili nei prossimi mesi aumentando il già elevato livello di tensione nell'area.

30/11/2015

Autore: 
Rigas Raftopoulos

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