Traffico di stupefacenti nella polveriera della Siria

Traffico di stupefacenti nella polveriera della Siria
Nella regione del Medioriente quattro anni di guerra civile in Siria hanno portato alla destabilizzazione dell'area e alla perdita del controllo della sicurezza. Uno degli effetti più evidenti di questa nuova situazione è l'incremento del potere nelle mani dei trafficanti di sostanze stupefacenti. Fino a qualche anno fa la Siria era il luogo in cui si producevano soprattutto anfetamine destinate ai paesi del Golfo con l'Arabia Saudita come prima tra le mete di arrivo soprattutto per il consumo tra i figli delle famiglie più ricche per i loro droga-party. Il dato che fa comprendere quanto la situazione si stia aggravando riguarda i quantitativi di anfetamine sequestrate in questa zona rispetto agli stessi sequestrati in Europa: ebbene da oltre dieci anni nei paesi europei vengono sequestrate meno anfetamine rispetto a quelle bloccate nell'area del mediorientale. Un rapporto delle Nazioni unite ha rivelato inoltre che l'Arabia saudita si è attestato come primo paese per quantitativo di anfetamine sequestate con il 58 per cento dei sequestri in tutta l'area ovvero il 37 per cento a livello mondiale. Seguono a distanza i sequestri in Giordania e Siria.
 
La storia dei traffici di anfetamine rivela come in passato esse venissero prodotte nell'Europa orientale, principalmente Bulgaria e Polonia per arrivare, attraverso Turchia, Libano, Siria e Giordania alla prima destinazione, l'Arabia saudita. La principale sostanza prodotto e diffusa è il Captagon e secondo alcuni recenti dati dell'Ufficio contro la droga e il crimine dell'Onu il suo consumo è, a livello mondiale, trascurabile essendo preponderante invece in questa zona.
 
Il rapporto tra la produzione di anfetamine in Libano (nella valle della Bekaa) e in Siria si è capovolto nel 2013 a causa dello spostamento in quest'utima nazione delle linee di produzione mentre il Libano il calo è stato del 90 per cento rispetto al 2011. Il giro di affari che ruota attorno alla produzione e allo spaccio di anfetamine nell'area si stima nell'ordine delle centinaia di milioni di dollari all'anno dal momento che soltanto le pillole di anfetamine sequestrate in Libano nel 2014 sono state stimate in un valore pari a circa 1 miliardo e 300 milioni di dollari. Tra i destinatari risultano esserci anche i miliziani che combattono sui vari fronti nell'area proprio per la possibilità che questa sostanza stupefacente offrono loro di resistere in battaglia. I suoi effetti sono simili a quelli del crack: aumento del battito cardiaco, assenza della sensazione di fame e di sonno per lunghi periodi. Un uso prolungato ed eccessivo di Captagon può portare alla comparsa di allucinazioni visive e auditive che sono prodromi della morte per arresto cardiaco o ictus. Il legame tra conflitti bellici e traffici di stupefacenti non è affatto una novità e anche in questo caso esiste il circolo vizioso di due realtà che si autosostengono e alimentano. Per rimanere nell'area è ormai risaputo da tempo l'uso esteso di anfetamine durante i quindici anni di guerra in Libano.
 
Secondo alcuni osservatori e analisti locali questo nuovo scenario di produzione delle anfetamine deriva in primo luogo dalla forte instabilità creatasi nella regione a seguito della guerra civile siriana e della primavera araba e la Siria, un tempo luogo prevalentemente di transito per le droghe sta diventando sempre più un luogo di produzione e dunque di presenza dei narcotrafficant che creano reti di produzione e distribuzione. Allo stesso tempo paesi come l'Egitto, il Libano e l'Iraq non possono contare su forze di sicurezza sufficientemente adeguate sia in termini numerici che in termini di preparazione alla lotta al narcotraffico, senza contare i ben noti e sempre più diffusi fenomeni di corruzione delle polizie di frontiera. L'inefficacia delle polizie in questa zona deriva dunque da una miscela di insicurezza, instabilità e corruzione e ha come effetto il transito indisturbato di ingenti quantitativi di anfetamine.
 
Uno degli scenari più inquietanti che si profilano secondo alcuni osservatori è la creazione e lo sviluppo di cartelli di narcotrafficanti nell'area che possano replicare situazioni di guerra per l'egemonia e il controllo dei traffici sulla falsariga di quanto accade oggi in Messico. A rendere questa previsione più realistica un dato di fatto sul piano politico: la pressoché totale indisponibilità dei governi locali a collaborare per bloccare i flussi di droghe attraverso le comuni frontiere a causa del prevalere di forti antagonismi, differenze e tensioni politiche e diplomatiche.
 
18/05/2015
Autore: 
Rigas Raftopoulos

Copyright ©2014 Istituto di studi politici "S.Pio V"  -  Webmail