Unione Europea e Turchia sulla questione dei profughi siriani

Unione Europea e Turchia sulla questione dei profughi siriani
Strategie internazionali e questione siriana come banco di prova dei rapporti

La questione dei rapporti tra Unione Europea e Turchia si arricchisce di nuovi inquietanti elementi mentre il flusso di profughi che, indisturbati e incontrollati, attraversano per decine e decine di chilometri il territorio turco per poi imbarcarsi alla volta dell'area dell'Unione, continua senza alcuna sosta. Va anche ricordato che dagli incontri tra le parti dello scorso autunno non è stato messo in pratica alcun punto dell'accordo, il cosiddetto “Piano d'azione”. In questi giorni la cancelliera Angela Merkel si trova ad Ankara proprio per la questione dei rapporti tra l'Europa e la Turchia e a complicare la già difficile situazione giungono alla stampa alcuni documenti riservati che testimoniano delle pressioni e dei ricatti esercitati dalla leadership turca su quella dell'Unione Europea. La minuta del verbale dell'incontro tra gli alti vertici delle due parti rappresentati da un lato dal presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker e Donald Tusk presidente del Consiglio d'Europa e dall'altro dal presidente turco Recep Erdogan e dal ministro degli Esteri di Turchia Mevut Cavousoglou. L'incontro sarebbe avvenuto a margine del G20 svoltosi a Antalya in Turchia e durante lo scambio di battute tra le parti il presidente Erdogan avrebbe operato un collegamento diretto da un lato tra il controllo del flusso dei profughi che giungono in Turchia e dall'altro l'accelerazione del processo di integrazione della Turchia nell'Unione Europea e la concessione di ingenti fondi per la gestione dei profughi. Altrimenti, avrebbe affermato il presidente turco, la Turchia avrebbe provveduto a trasportare con i pullman i profughi fino alle sue coste aprendo loro la strada verso la Grecia e dunque l'Unione Europea. Le presunte richieste turche si sarebbero poi estese al raddoppiamento dei fondi previsti (da 3 miliardi di euro in due anni e 6 miliardi).

La presenza di Angela Merkel nella capitale turca si collega alla strategia tedesca di gettare la responsabilità del fallimento nella gestione del flusso dei profughi sulla Commissione Europea stessa e di sostenere la tesi per cui soltanto accontentando tutte le richieste di Ankara si potranno ottenere risultati positivi. Secondo indiscrezioni Erdogan si preparerebbe a presentare un nuovo piano alle autorità europee proprio durante i suoi colloqui con la Merkel, piano che coinvolgerebbe gli Stati dell'Unione Europea negli interventi militari in Siria motivandoli con la lotta al traffico clandestino di persone. Le rivendicazioni economiche da parte dei cosiddetti “donatori internazionali” salirebbero a circa trenta miliardi di euro e sul tavolo del negoziato salirebbero anche le differenze grecoturche relativamente al cosiddetto “salvataggio” della Grecia e ai fondi (prestiti) concessi ad Atene che avrebbero potuto essere utilizzati più proficuamente in Turchia ai confini con la Siria e persino la questione di Cipro.

Nel frattempo il flusso di profughi non soltanto non è calato ma dopo ha subito un'accelerazione improvvisa dopo i recenti bombardamenti nella città di Aleppo. La Turchia ha chiuso quindi le sue frontiere con la Siria sostenendo di non poter gestire un tale esodo e si è detta disponibile a riaprirli anche se in maniera molto riluttante a seguito delle pressioni internazionali.

Ufficialmente la Commissione Europea si è rifiutata di commentare i documenti pubblicati anche dopo una richiesta diretta in tal senso da parte del quotidiano turco Today's Zaman che ha rilanciato la notizia e commentato le (presunte) rivelazioni. Alla stessa maniera l'Ufficio stampa di Erdogan non ha rilasciato alcuna dichiarazione. Per i commenti della stampa turca vedi anche la Sezione Rassegna Stampa dell'Osservatorio. Quale che sia l'attendibilità di queste rivelazioni ciò che sembra evidente è che la drammatica questione dei profughi venga inserita nel più classico (e cinico) contesto dei rapporti di forza tra potenze e che da una parte e dall'altra venga messa in secondo piano la ricerca di una soluzione veramente stabile e pacifica per la questione, una questione che riguarda la Siria ma che tocca, in realtà, tutto il Medioriente.

09/02/2016

Autore: 
Rigas Raftopoulos

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