Unione europea, Germania e paesi del Mediterraneo. Una (nessuna) e centomila crisi

Unione europea, Germania e paesi del Mediterraneo. Una (nessuna) e centomila crisi
Crisi del debito e austerità nei paesi del Mediterraneo, incapacità europea nel gestire la tragedia dei migranti dalle dimensioni globali e la truffa della Volkswagen

A quanto sembra negli ultimi tempi molti nodi vengono al pettine di questa Europa e più in generale della maniera in cui la sua  istituzione più rappresentativa, l'Unione europea, sta gestendo quella i processi di globalizzazione con i problemi e le sfide annessi. Il dramma delle centinaia di migliaia di profughi siriani, iracheni, afghani mette impietosamente in luce l'assenza di una politica estera comune europea. La Germania unilateralmente ha deciso di sospendere il trattato di Dublino II ma solo per una categoria di profughi (sostanzialmente coloro che fuggono dalla Siria) e l'Unione europea ne ha preso atto arrancando. Poi però Berlino ha, sempre unilateralmente, reintrodotto forti limiti all'ingresso dei profughi mentre Ungheria e Slovenia procedevano come forse è superfluo ricordare. Non è inutile ricordare però le parole con cui il segretario generale della Nazioni unite Ban Ki-moon ha definito tale trattamento verso i migranti: "inaccettabile" e “scioccante”. Infine è notizia di pochi giorni fa lo scandalo di dimensioni planetarie del colosso tedesco Volkswagen. Quest'ultimo episodio getta una nuova e inquietante luce su vari aspetti della reale egemonia tedesca all'interno dell'Unione europea sia sul piano politico sia su quello economico e anche su quello "morale". Molti analisti hanno messo in dubbio l'"innocenza" del governo tedesco rispetto a quello che appare come uno scandalo di cui la dirigenza della multinazionale non poteva non essere a conoscenza e con essa anche gli ambienti governativi. Recentissime le rivelazioni del quotidiano tedesco Die Welt mettono in luce il fatto che la tecnica di manipolazione scoperta negli Stati uniti sulle autovetture del gruppo Volkswagen (quindi anche Audi, Porsche, Skoda, Seat) era nota a Berlino. I veicolo coinvolti sono undici milioni e non sono stati venduti soltanto oltreoceano, dati delle vendite alla mano. Inoltre, soltanto lo scorso luglio nel parlamento tedesco c'è stata un'interrogazione parlamentare in cui si chiedeva conto al governo circa manipolazioni di questo tipo in atto da parte di produttori tedeschi di autovetture. Il governo non ha mai dato seguito a questa interrogazione e adesso lo scandalo è difficile e imbarazzante da gestire. Può una leadership politica di questo spessore candidarsi in maniera credibile alla guida di un intero continente pensando di godere di autorevolezza e rispetto da parte degli altri Stati membri?

Sul piano politico emerge anche che l'Unione europea era al corrente sin dal 2011 del fatto che i test su strada sottolineassero il superamento dei livelli di inquinamento previsti dalle sue stesse direttive. Alcuni studi condotti dal suo Istituto per l'energia e i trasporti avevano richiamato l'attenzione sull'inadeguatezza dei test di laboratorio per le autovetture. Due anni dopo gli studi lo stesso team di ricercatori proponeva una procedura per risolvere il problema ma a Bruxelles essa viene ignorata. Sulla base di questo studio iniziano negli Stati uniti alcune verifiche sulle auto a gasolio di produzione tedesca (quelle più vendute sul mercato americano) e i risultati confermano che lo sforamento delle emissioni di inquinanti rispetto ai limiti di legge è enorme. I risultati vengono inviati all'agenzia federale Epa e a quella della California (Carb) che chiedono immediatamente spiegazioni alla Volkswagen. Siamo nel 2014. La storia recente racconta poi che già a maggio 2015 la casa tedesca ha dovuto ammettere davanti alle autorità competenti americane di aver installato sulle sue autovetture un dispositivo-truffa per aggirare i test di omologazione. Giungiamo infine allo scorso 18 settembre quando Epa e Carb inviano una lettera ufficiale alla Volkswagen con le accuse ormai ben note. 

Poi c'è la questione del rispetto delle regole. La presunta superiorità anche "morale" tedesca. Chi vorrà adesso prendere sul serio i richiami teutonici ai paesi del Mediterraneo riguardo alla imprescindibilità del rispetto delle regole e degli impegni contratti? I cittadini greci, i cui diritti democratici e le cui rivendicazioni per maggior giustizia sociale e minor austerità teutonica sono stati ingnorati lo scorso luglio col piglio dei primi della classe da Berlino potranno forse accettare, giustificare o capire quanto sta accandendo alla Germania e quanto loro imposto in nome di valori e regole così cinicamente calpestati? In realtà, sempre in Grecia c'è  già molto disicanto e scetticismo verso i sedicenti rigore e precisione teutonici poiché sono da anni ben noti gli scandali per la corruzione milionaria operata dalla leadership di un altro colosso tedesco, la Siemens, verso politici greci in merito alle operazioni di privatizzazione della compagnia telefonica nazionale greca Ote e delle olimpiadi nel 2004 (per tacere dell'Italia e dello scandalo Enelpower del 2003). Per non parlare poi della vendita imposta sulla Grecia - a molti apparsa un prezzo tanto alto da pagare quanto inutile - di sottomarini tedeschi con evidenti difetti di fabbricazione (non in grado, in poche parole, di rimanere perfettamente verticali in acqua). La cosiddetta "finanza creativa" dei governi greci ma anche italiani "adottata" per entrare nell'euro adesso può impallidire a fronte dell'"ecologia creativa" della Volkswagen. Anche in questo ambito i tedeschi hanno superato tutti, sostengono commentatori non senza una punta di scherno e sberlfeffo in Italia e Grecia, anche coloro che essi additano costantemente come "maestri" della truffa e dell'inganno Lo scandalo Volkswagen, se affrontato correttamente, potrà scoperchiare un sistema di interessi intrecciati e malsani anche all'interno delle istituzioni europee che deve quanto prima essere disinnescato per il bene di tutti i popoli dell'Europa e soprattutto per cercare di recuperare una fiducia tra tedeschi e “mediterranei” sempre più compromessa. A beneficiarne sarebbero tutti. Tedeschi per primi.

26/10/2015

Autore: 
Rigas Raftopoulos

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