Genocidio: per armeni e turchi la parola è un campo di battaglia

Genocidio: per armeni e turchi la parola è un campo di battaglia

Il quotidiano portoghese Publico ha recentemente affrontato la questione aperta tra Turchia e Armenia riguardo l'attribuzione o meno dell'appellativo "genocidio" - e dunque dei caratteri sostanziali dell'avvenimento - per il massacro operato dalle truppe ottomane contro la popolazione armena agli inizi del Novecento. Oltre a ricordare che quei drammatici avvenimenti erano stati preceduti da altre stragi ai danni di differenti comunità e minoranze come quella contro gli assiri del 1894-96, il giornalista portoghese Jorge Almeida Fernandes sostiene che il rifiuto turco di attribuire la parola "genocidio" al massacro deriva dal fatto essenzialmente politico per cui la fine dell'Impero ottomano e la nascita della Repubblica dei "giovani turchi", alla base del nuovo Stato, secondo la visione del nazionalismo prevalente in Turchia, deve essere completamente svincolata da qualsiasi "vizio" di origine, connessa invece all'immagine mitica delle sue origini. Più osservatori contemporanei hanno sottolineato l'alleanza tra i turchi dell'epoca alleati con la Germania e opposti agli armeni alleati con la Russia nel 1915 e soprattutto il fatto che l'utilizzo del termine "genocidio" che accostava quello turco a quelli successivi dei nazisti viene respinto come un tabù anche se negli ultimi anni in Turchia qualcosa sta cambiando sia sul piano della politica che su quello della cultura.  Le recenti dichiarazioni di papa Francesco hanno provocato una reazione rabbiosa, prosegue Almeida, da parte dello stesso Erdogan in prossimità del 24 aprile, data ufficiale del genocidio armeno e riacceso una polemica mai sopita.

Autore: 
Redazione Osmed

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