Il contratto sociale dello Stato Islamico

Il contratto sociale dello Stato Islamico

 

Nel lungo reportage pubblicato da Foreign Affairs lo scorso 10 gennaio, Mara Rekvin, descrive ed analizza il sistema sociale vigente nei territori sotto il controllo dell’Isis. 

A partire dalle fonti con cui i jihadisti finanziano le proprie attività, dall’articolo si evince che la vendita di petrolio è una parte rilevante del totale ma non preponderante, mentre i tributi pagati dalle popolazioni superano gli introiti derivanti dal mercato nero per un rapporto di sei a uno. In particolare, il Califfato ha messo in piedi un sistema assistenziale proprio per ottenere il sostegno, anche finanziario, dei siriani e degli irakeni, e non solo, attraverso un vero e proprio “contratto sociale” lo Stato Islamico si pone come alternativa, neanche tanto malvagia, alle esperienze precedenti o contemporanee, come ad esempio il regime di Assad, l’amministrazione temporanea dei primi gruppi di ribelli, il Governo settario irakeno etc.

Dall’analisi dei documenti pubblici dell’Isis, in cui sostanzialmente si comunica che viene offerta certezza del diritto e protezione in cambio di tributi o arruolamento, emerge la volontà ferma dei leaders jihadisti di creare un vero e proprio Stato e per far questo hanno necessità di legittimarsi agli occhi dei musulmani. La barbarie e i saccheggi delle prime conquiste territoriali ha ormai lasciato il passo ad azioni concrete di state-building e ricerca del consenso attraverso l’erogazione di servizi e politiche redistributive della ricchezza. 

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Autore: 
Redazione Osmed

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