Il Vertice umanitario mondiale e la Turchia

Il Vertice umanitario mondiale e la Turchia

Il vertice umanitario mondiale che si è aperto ieri a Istanbul, e che si concluderà oggi, ha l’obiettivo dichiarato di riformare il sistema con cui la comunità internazionale reagisce alle crisi umanitarie, un sistema che negli ultimi tempi si è rivelato non solo inefficace ma anche dannoso. Sono presenti i rappresentanti di 157 Paesi di cui 57 capi di Stato e di Governo, il leader occidentale più importante presente al vertice è la cancelliera Merkel e per l’Italia sono presenti il viceministro degli Esteri Mario Giro e la direttrice dell’Agenzia per gli aiuti allo sviluppo, Laura Frigenti.

Al Jazeera, nell’articolo che si segnala, dà voce all’analisi di due studiosi turchi, Bulent Aras e Fuat Keyman, che mettono in risalto il ruolo della Turchia nel vertice e più in generale nella gestione collettiva delle questioni globali.

Svolgere in Turchia il vertice ha, secondo gli autori due motivazioni principali, la prima è quella di affrontare la questione della riforma del sistema nel quadro dell’Onu, la seconda rientra nell’applicazione dei principi della “diplomazia ritmica” che caratterizza il Paese da almeno una decina d’anni.

La diplomazia ritmica, come concepita da Ahmet Davutoglu, si basa sull’assunto che i responsabili della politica estera turca debbano avere gli strumenti e la “mentalità” di adattarsi costantemente all’agenda internazionale che è in continuo e rapido movimento, di essere pronti ad agire, di essere sempre presenti nei luoghi in cui vengono prese le decisioni più importanti, di anticipare le sfide ed essere sempre dalla parte della mediazione.

Tornando al summit, gli autori, anche se controcorrente rispetto ad altri analisti, sono piuttosto ottimisti sui risultati che possono essere ottenuti in questo primo tentativo di riforma del sistema umanitario internazionale, sicuramente con i suoi 2,7 milioni di profughi la Turchia avrà molto da dire e molto da imparare. 

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Autore: 
Redazione Osmed

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