antimafia

In questo lavoro lo storico contemporaneista Salvatore Lupo ordinario dell'università di Palermo prende in rassegna le varie definizioni e analisi che della mafia sono state date nel tempo. Con il suo consueto e schietto piglio critico Lupo espone i limiti e gli errori di tante analisi culturaliste sulla mafia ma anche delle definizioni di mafia come impresa, della ipostatizzazione della cupola mafiosa e dell'esistenza di un "terzo livello" seguendo su questo ultimo punto le tesi di Giovanni Falcone. In rassegna viene passata la nascita della mafia durante il passaggio dallo Stato borbone a quello unitario e il periodo fascista durante il quale, sostiene Lupo, più che di una lotta alla mafia si è assistito ad una lotta interna al partito fascista in terra di Sicilia e in particolare a scapito dei referenti mafiosi di Farinacci come ad esempio è il caso di Alfredo Cucco. Il rapporto tra la mafia in terra siciliana e quella di oltreoceano è esplorato con altrettanta chiarezza e fa emergere lo stretto rapporto tra le due sponde che vive un salto di qualità nel primo dopoguerra con l'estensione delle attività illecite dall'ambito esclusivamente circoscritto alla comunità italiana a tutta la società americana, allora nell'epoca del proibizionismo. Sulla lettura data da molti del "patto" tra mafia e americani durante e dopo lo sbarco in Sicilia Lupo va controcorrente tendendo a sminuirne di molto la portata e restringendo un eventuale accordo tra le parti alla richiesta americana di mantenere la pace sociale e sindacale nel porto di New York. La visione dell'antimafia inserita nei rapporti tra Pci e Dc è un altro argomento trattato dallo storico senese. Il momento di svolta si ha con la strage di Ciaculli e la conseguente creazione della Commissione parlamentare antimafia, momento in cui il fenomeno mafioso viene - giustamente secondo Lupo - inquadrato come problema di ordine pubblico. Seguono le analisi sul "colpo di stato" dei corleonesi interno alla mafia e sulla lenta e impacciata reazione dello Stato e i ritardi culturali e politici dei partiti e della sinistra in particolare. Il volume si spinge fino al tutto il primo decennio del Duemila toccando argomenti come lo stragismo dei corleonesi e i processi "politici".

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