Giordania

A sei anni dalle Primavere Arabe che hanno travolto con diversi effetti e decli­nazioni gli Stati della sponda sud del Mediterraneo, le vicende dei Paesi coinvol­ti continuano a rappresentare una delle principali sfide per la Comunità Inter­nazionale e, in particolar modo, per l’Europa. L’instabilità politica ed economica ancora perdurante, il problema dei sempre più consistenti flussi migratori e la crescente destabilizzazione di tutta l’area rendono il bacino del Mediterraneo uno dei teatri più caldi dello scenario internazionale per i prossimi anni. Realiz­zato dall’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” e dal Ce.S.I – Centro Studi Interna­zionali, l’Atlante Geopolitico vuole essere un momento di riflessione sugli avve­nimenti che animano l’area mediterranea. La pubblicazione, che ha una cadenza annuale, parte da una prospettiva storica che si sviluppa nell’analisi dei fenome­ni politici dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum.

 

Gli eccellenti rapporti con i Paesi arabi, e con i Paesi della Sponda meridionale del Mediterraneo, sono stati una costante della nostra politica estera. Ottenuti grazie all’originale modello di diplomazia dell’amicizia, elaborato nel secondo dopoguerra ma puntualmente praticato, hanno permesso all’Italia di differenziarsi dai suoi principali partner europei ricavando spazi autonomi di manovra in un’area di elevata priorità strategica. “Una buona politica estera” di Matteo Pizzigallo,  ripercorre, tra passato e presente, alcuni aspetti e momenti, molto interessanti ma poco noti, della nostra diplomazia dell’amicizia. Dal Medio Oriente alla penisola arabica, dal Maghreb alla Siria, emerge una costante attenzione dei nostri Governi via via succedutisi (tranne qualche rara eccezione), e ancor più dei nostri diplomatici, ad offrire cooperazione politica ed economica, in condizioni di assoluta parità e rispetto del principio di autodeterminazione.

Nel primo capitolo, il lavoro certosino che i nostri funzionari a Roma e ad Amman hanno svolto tra le mille difficoltà (del dopoguerra, della nascita dello Stato d’Israele) per ottenere la firma del “Trattato di amicizia fra Italia e Giordania” è uno dei più riusciti esempi della tenacia e della lungimiranza della nostra diplomazia. Nel secondo capitolo, il percorso che porta l’Italia a riallacciare i rapporti, “solo sospesi” durante la Seconda guerra mondiale, con l’Arabia Saudita, e la successiva cooperazione economica, spesso all’ombra del principale alleato statunitense, è emblematico della fiducia riposta dai sauditi nel nostro Paese, quotidianamente conquistata e confermata grazie, ancora una volta, all’impegno dei funzionari italiani.

Particolarmente interessante il saggio che conclude la prima parte del libro, si tratta di quello sulla reazione del governo italiano al “Patto di Baghdad”, un patto di difesa antisovietico, considerato altamente divisivo per gli arabi (perchè eterodiretto dalla Gran Bretagna col sostegno finanziario, solo promesso, degli Stati Uniti) e allo stesso tempo privo di una reale forza intriseca. Dimostrando in tal modo una maggiore comprensione delle istanze dei popoli arabi, l’Italia aveva subito preso le distanze dal “bastione di cartapesta” messo in piedi dagli inglesi (con la partecipazione iniziale di Iraq e Turchia) e continuato a coltivare in autonomia le relazioni con il mondo arabo all’insegna della diplomazia dell’amicizia. Nella seconda parte del volume lo sguardo sulle relazioni diplomatiche del nostro Paese (con Marocco, Oman, Bahrein e Siria) è più ampio, copre infatti il periodo compreso dal dopoguerra ai giorni nostri passando, e dandovi particolare attenzione, per due spartiacque fondamentali della storia recente, la fine della guerra fredda e l’attacco alle Torri Gemelle. Dalla seconda parte emerge la tendenza dei responsabili della nostra politica estera a confermare le direttrici e lo stile impostati con lungimiranza nel secondo dopoguerra ma, al tempo stesso, vengono messe in luce le rare eccezioni, avvenute soprattutto nel periodo “berlusconiano” della nostra storia, e la difficoltà del nostro Paese, che può contare su un bagaglio di simpatie e benemerenze ben radicate nei popoli oltre che nei governi arabi, a incidere nella politica estera europea. 

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