Isis

L'Atlante geopolitico del Mediterraneo, giunto ormai alla sua quarta edizione, continua ad aggiornarci sulle turbolenze della regione inserendo, oltre alle schede degli undici Paesi della Sponda Sud, anche tre interessanti approfondimenti. In particolare, l'approfondimento sulle necessità e limiti delle politiche mediterranee dell'Ue offre una ricostruzione storica dei trattati e le strategie che hanno legato i Paesi delle due Sponde dagli anni Settanta ai recenti accordi per il contenimento dei migranti (la missione Eunavfor Med e l'accordo con la Turchia), passando per l'Unione per il Mediterraneo, ormai “contenitore vuoto”. Davvero interessanti anche i contributi sulla radicalizzazione jihadista in Italia e in Europa; il fenomeno, nel nostro Paese, anche se molto marginale, non è stato sottovalutato da chi ha la responsabilità governative e sono state messe in campo politiche efficaci che sono state dettagliatamente analizzate dall'autore. Nella seconda parte del volume, come di consueto, si trovano le undici schede paese, ciascuna ha una parte storica e una di attualità e sono uno strumento necessario per la comprensione di ciò che accade in una delle aree più instabili del globo.

A sei anni dalle Primavere Arabe che hanno travolto con diversi effetti e decli­nazioni gli Stati della sponda sud del Mediterraneo, le vicende dei Paesi coinvol­ti continuano a rappresentare una delle principali sfide per la Comunità Inter­nazionale e, in particolar modo, per l’Europa. L’instabilità politica ed economica ancora perdurante, il problema dei sempre più consistenti flussi migratori e la crescente destabilizzazione di tutta l’area rendono il bacino del Mediterraneo uno dei teatri più caldi dello scenario internazionale per i prossimi anni. Realiz­zato dall’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” e dal Ce.S.I – Centro Studi Interna­zionali, l’Atlante Geopolitico vuole essere un momento di riflessione sugli avve­nimenti che animano l’area mediterranea. La pubblicazione, che ha una cadenza annuale, parte da una prospettiva storica che si sviluppa nell’analisi dei fenome­ni politici dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum.

Da quando il 27 febbraio scorso, Staffan de Mistura ha raggiunto un primo concreto obiettivo, e cioè il cessate il fuoco fra l’Esercito di Assad e le forze degli oppositori, sul piano diplomatico tutto sembra essersi fermato e i principali nodi da sciogliere per una soluzione politica sono più stretti che mai.

Quando si prepara una missione militare internazionale in un Paese problematico sotto i più diversi profili, gran parte della stampa tende ad accentuare la pericolosità della minaccia rappresentata dal nemico che si intende combattere.

 

Nel lungo reportage pubblicato da Foreign Affairs lo scorso 10 gennaio, Mara Rekvin, descrive ed analizza il sistema sociale vigente nei territori sotto il controllo dell’Isis. 

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