Isis

A sei anni dalle Primavere Arabe che hanno travolto con diversi effetti e decli­nazioni gli Stati della sponda sud del Mediterraneo, le vicende dei Paesi coinvol­ti continuano a rappresentare una delle principali sfide per la Comunità Inter­nazionale e, in particolar modo, per l’Europa. L’instabilità politica ed economica ancora perdurante, il problema dei sempre più consistenti flussi migratori e la crescente destabilizzazione di tutta l’area rendono il bacino del Mediterraneo uno dei teatri più caldi dello scenario internazionale per i prossimi anni. Realiz­zato dall’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” e dal Ce.S.I – Centro Studi Interna­zionali, l’Atlante Geopolitico vuole essere un momento di riflessione sugli avve­nimenti che animano l’area mediterranea. La pubblicazione, che ha una cadenza annuale, parte da una prospettiva storica che si sviluppa nell’analisi dei fenome­ni politici dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum.

Da quando il 27 febbraio scorso, Staffan de Mistura ha raggiunto un primo concreto obiettivo, e cioè il cessate il fuoco fra l’Esercito di Assad e le forze degli oppositori, sul piano diplomatico tutto sembra essersi fermato e i principali nodi da sciogliere per una soluzione politica sono più stretti che mai.

Quando si prepara una missione militare internazionale in un Paese problematico sotto i più diversi profili, gran parte della stampa tende ad accentuare la pericolosità della minaccia rappresentata dal nemico che si intende combattere.

 

Nel lungo reportage pubblicato da Foreign Affairs lo scorso 10 gennaio, Mara Rekvin, descrive ed analizza il sistema sociale vigente nei territori sotto il controllo dell’Isis. 

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