Libano

A sei anni dalle Primavere Arabe che hanno travolto con diversi effetti e decli­nazioni gli Stati della sponda sud del Mediterraneo, le vicende dei Paesi coinvol­ti continuano a rappresentare una delle principali sfide per la Comunità Inter­nazionale e, in particolar modo, per l’Europa. L’instabilità politica ed economica ancora perdurante, il problema dei sempre più consistenti flussi migratori e la crescente destabilizzazione di tutta l’area rendono il bacino del Mediterraneo uno dei teatri più caldi dello scenario internazionale per i prossimi anni. Realiz­zato dall’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” e dal Ce.S.I – Centro Studi Interna­zionali, l’Atlante Geopolitico vuole essere un momento di riflessione sugli avve­nimenti che animano l’area mediterranea. La pubblicazione, che ha una cadenza annuale, parte da una prospettiva storica che si sviluppa nell’analisi dei fenome­ni politici dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum.

Il terzo numero dei Quaderni Mediterranei, a cura di Matteo Pizzigallo, si occupa delle evoluzioni politico-istituzionali e del posizionamento internazionale di alcuni dei Paesi dell'area Mena, in un contesto regionale sempre più instabile e teso. Vi è inoltre presente un saggio sul problema delle risorse idriche. In particolare, i saggi riflettono i risultati del primo anno di una ricerca promossa dall'Istituto di Studi Politici "S. Pio V" finalizzata a dare vita a un possibile modello di analisi predittiva dello scenario mediterraneo prossimo venturo.

Nella intricata questione della elezione del presidente della Repubblica libanese, carica vacante dal maggio 2014, la palla è ora passata a Saad Hariri, leader del Movimento Futuro, capo della coalizione 14 marzo e figlio dell’ex premier assassinato nel 2005 Rafiq Hariri.

Il secondo numero dei Quaderni Mediterranei si occupa di Siria e Libano. Il levante arabo continua a essere sconvolto dalla cosiddetta "guerra civile" siriana e cominciano a essere più chiari gli strumenti e gli obiettivi dei vari attori coinvolti, sia interni che esterni. La comunità internazionale non riesce ad arginare la crisi con i metodi tradizionali, come la convocazione di conferenze di pace o la messa in atto di interventi "umanitari". Intanto i rischi di spillover sull'intera regione, e in particolare sul Libano, diventano sempre più concreti.

Il volume ricostruisce le intense relazioni bilaterali fra l'Italia e i Paesi arabi del Mediterraneo nei venti anni compresi fra la caduta del Muro di Berlino e l'elezione del presidente americano Barak Obama. In questi anni, il nostro Paese ha continuato a praticare la sua tradizionale politica mediterranea, stabilmente ispirata alla "diplomazia dell'amicizia", tenendo sempre aperti i suoi molteplici canali di dialogo con tutti i Paesi arabi, compresi quelli più problematici, stabilendo proficue relazioni anche con i vari movimenti presenti nelle composite società arabe. Società arabe per lungo tempo rappresentate come immobili, fatalmente strette nella morsa del fondamentalismo religioso da un lato e di logori regimi dispotici dall'altro. Ma, come dimostrano gli avvenimenti di questi ultimissimi anni, da quelle società, solo apparentemente immobili, attraversate invece da forti tensioni e da speranze di libertà e di cambiamento, si è improvvisamente levato il vento, impetuoso, delle rivolte popolari, che hanno travolto presidenti, ritenuti intoccabili, a lungo protagonisti della scena del Sud del Mediterraneo e, come tali, protagonisti anche di molte pagine di questo libro. Un libro che, come una sorta di cartello indicatore, rimasto in piedi nonostante gli avvenimenti, potrebbe altresì tornare utile per orientare il dialogo e la comprensione reciproca fra gli italiani e i nuovi interlocutori dela Sponda Sud.

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