Libia

Il numero di giugno di Limes, “Mediterranei”, ha un sottotitolo che dice tutto sull'attualità della nostra regione: “Specchio della disunione europea, canale dei migranti, snodo commerciale. Viaggio nel mare non più nostro”. Nel bellissimo editoriale si può leggere della storia d'Italia come “dello svolgersi dei tentativi o delle rinunce, dei successi o dei fallimenti di elevare a geopolitica tale rendita geografica”, eppure, tornando all'attualità, sembra che né la storia né la geografia abbiano insegnato al nostro Paese ad essere una potenza marittima, anzi ultimamente il mare è percepito come fonte di problemi (l'accoglienza dei migranti, l'instabilità libica) più che di opportunità. Né l'Europa, né l'Italia dunque sono stati in grado, fino ad ora, di raccogliere tali opportunità e al loro posto lo stanno facendo russi e cinesi. Della retorica braudeliana non è rimasto nulla, il Mediterraneo ormai divide anche chi non ne fa geograficamente parte, basti pensare alla Brexit, ma non per questo il nostro Paese deve rinunciare ad avere una più ampia strategia commerciale che entri in questa promettente riedizione della “via della seta”.

L'Atlante geopolitico del Mediterraneo, giunto ormai alla sua quarta edizione, continua ad aggiornarci sulle turbolenze della regione inserendo, oltre alle schede degli undici Paesi della Sponda Sud, anche tre interessanti approfondimenti. In particolare, l'approfondimento sulle necessità e limiti delle politiche mediterranee dell'Ue offre una ricostruzione storica dei trattati e le strategie che hanno legato i Paesi delle due Sponde dagli anni Settanta ai recenti accordi per il contenimento dei migranti (la missione Eunavfor Med e l'accordo con la Turchia), passando per l'Unione per il Mediterraneo, ormai “contenitore vuoto”. Davvero interessanti anche i contributi sulla radicalizzazione jihadista in Italia e in Europa; il fenomeno, nel nostro Paese, anche se molto marginale, non è stato sottovalutato da chi ha la responsabilità governative e sono state messe in campo politiche efficaci che sono state dettagliatamente analizzate dall'autore. Nella seconda parte del volume, come di consueto, si trovano le undici schede paese, ciascuna ha una parte storica e una di attualità e sono uno strumento necessario per la comprensione di ciò che accade in una delle aree più instabili del globo.

A distanza di alcune settimane dall’ultimo commento pubblicato su quest’osservatorio, la situazione in Libia non sembra aver registrato evoluzioni di particolare interesse, tranne che per la produzione di petrolio, aumentata, rispetto a pochi mesi fa, da 200.000 barili al giorno ad 800.000. 

È stato un mese intenso per la diplomazia italiana per ciò che concerne il fronte libico. Nonostante gli sforzi del nostro Paese e dell'Onu per una Libia stabile e unitaria, il suo destino sembra invece sempre più incerto e il rischio di vanificare tutto il lavoro fatto fino ad ora è molto alto.

A sei anni dalle Primavere Arabe che hanno travolto con diversi effetti e decli­nazioni gli Stati della sponda sud del Mediterraneo, le vicende dei Paesi coinvol­ti continuano a rappresentare una delle principali sfide per la Comunità Inter­nazionale e, in particolar modo, per l’Europa. L’instabilità politica ed economica ancora perdurante, il problema dei sempre più consistenti flussi migratori e la crescente destabilizzazione di tutta l’area rendono il bacino del Mediterraneo uno dei teatri più caldi dello scenario internazionale per i prossimi anni. Realiz­zato dall’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” e dal Ce.S.I – Centro Studi Interna­zionali, l’Atlante Geopolitico vuole essere un momento di riflessione sugli avve­nimenti che animano l’area mediterranea. La pubblicazione, che ha una cadenza annuale, parte da una prospettiva storica che si sviluppa nell’analisi dei fenome­ni politici dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum.

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