Marocco

A sei anni dalle Primavere Arabe che hanno travolto con diversi effetti e decli­nazioni gli Stati della sponda sud del Mediterraneo, le vicende dei Paesi coinvol­ti continuano a rappresentare una delle principali sfide per la Comunità Inter­nazionale e, in particolar modo, per l’Europa. L’instabilità politica ed economica ancora perdurante, il problema dei sempre più consistenti flussi migratori e la crescente destabilizzazione di tutta l’area rendono il bacino del Mediterraneo uno dei teatri più caldi dello scenario internazionale per i prossimi anni. Realiz­zato dall’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” e dal Ce.S.I – Centro Studi Interna­zionali, l’Atlante Geopolitico vuole essere un momento di riflessione sugli avve­nimenti che animano l’area mediterranea. La pubblicazione, che ha una cadenza annuale, parte da una prospettiva storica che si sviluppa nell’analisi dei fenome­ni politici dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum.

Dopo un controverso quinquennio di grandi aspettative, alleanze fluttuanti, promesse disattese, debole crescita dell’economia e libertà individuali fortemente limitate, il popolo marocchino, a fine 2016, si è trovato di nuovo a decidere i nomi dei propri rappresentanti in Parlamento.

Il terzo numero dei Quaderni Mediterranei, a cura di Matteo Pizzigallo, si occupa delle evoluzioni politico-istituzionali e del posizionamento internazionale di alcuni dei Paesi dell'area Mena, in un contesto regionale sempre più instabile e teso. Vi è inoltre presente un saggio sul problema delle risorse idriche. In particolare, i saggi riflettono i risultati del primo anno di una ricerca promossa dall'Istituto di Studi Politici "S. Pio V" finalizzata a dare vita a un possibile modello di analisi predittiva dello scenario mediterraneo prossimo venturo.

 

Gli eccellenti rapporti con i Paesi arabi, e con i Paesi della Sponda meridionale del Mediterraneo, sono stati una costante della nostra politica estera. Ottenuti grazie all’originale modello di diplomazia dell’amicizia, elaborato nel secondo dopoguerra ma puntualmente praticato, hanno permesso all’Italia di differenziarsi dai suoi principali partner europei ricavando spazi autonomi di manovra in un’area di elevata priorità strategica. “Una buona politica estera” di Matteo Pizzigallo,  ripercorre, tra passato e presente, alcuni aspetti e momenti, molto interessanti ma poco noti, della nostra diplomazia dell’amicizia. Dal Medio Oriente alla penisola arabica, dal Maghreb alla Siria, emerge una costante attenzione dei nostri Governi via via succedutisi (tranne qualche rara eccezione), e ancor più dei nostri diplomatici, ad offrire cooperazione politica ed economica, in condizioni di assoluta parità e rispetto del principio di autodeterminazione.

Nel primo capitolo, il lavoro certosino che i nostri funzionari a Roma e ad Amman hanno svolto tra le mille difficoltà (del dopoguerra, della nascita dello Stato d’Israele) per ottenere la firma del “Trattato di amicizia fra Italia e Giordania” è uno dei più riusciti esempi della tenacia e della lungimiranza della nostra diplomazia. Nel secondo capitolo, il percorso che porta l’Italia a riallacciare i rapporti, “solo sospesi” durante la Seconda guerra mondiale, con l’Arabia Saudita, e la successiva cooperazione economica, spesso all’ombra del principale alleato statunitense, è emblematico della fiducia riposta dai sauditi nel nostro Paese, quotidianamente conquistata e confermata grazie, ancora una volta, all’impegno dei funzionari italiani.

Particolarmente interessante il saggio che conclude la prima parte del libro, si tratta di quello sulla reazione del governo italiano al “Patto di Baghdad”, un patto di difesa antisovietico, considerato altamente divisivo per gli arabi (perchè eterodiretto dalla Gran Bretagna col sostegno finanziario, solo promesso, degli Stati Uniti) e allo stesso tempo privo di una reale forza intriseca. Dimostrando in tal modo una maggiore comprensione delle istanze dei popoli arabi, l’Italia aveva subito preso le distanze dal “bastione di cartapesta” messo in piedi dagli inglesi (con la partecipazione iniziale di Iraq e Turchia) e continuato a coltivare in autonomia le relazioni con il mondo arabo all’insegna della diplomazia dell’amicizia. Nella seconda parte del volume lo sguardo sulle relazioni diplomatiche del nostro Paese (con Marocco, Oman, Bahrein e Siria) è più ampio, copre infatti il periodo compreso dal dopoguerra ai giorni nostri passando, e dandovi particolare attenzione, per due spartiacque fondamentali della storia recente, la fine della guerra fredda e l’attacco alle Torri Gemelle. Dalla seconda parte emerge la tendenza dei responsabili della nostra politica estera a confermare le direttrici e lo stile impostati con lungimiranza nel secondo dopoguerra ma, al tempo stesso, vengono messe in luce le rare eccezioni, avvenute soprattutto nel periodo “berlusconiano” della nostra storia, e la difficoltà del nostro Paese, che può contare su un bagaglio di simpatie e benemerenze ben radicate nei popoli oltre che nei governi arabi, a incidere nella politica estera europea. 

Il volume ricostruisce le intense relazioni bilaterali fra l'Italia e i Paesi arabi del Mediterraneo nei venti anni compresi fra la caduta del Muro di Berlino e l'elezione del presidente americano Barak Obama. In questi anni, il nostro Paese ha continuato a praticare la sua tradizionale politica mediterranea, stabilmente ispirata alla "diplomazia dell'amicizia", tenendo sempre aperti i suoi molteplici canali di dialogo con tutti i Paesi arabi, compresi quelli più problematici, stabilendo proficue relazioni anche con i vari movimenti presenti nelle composite società arabe. Società arabe per lungo tempo rappresentate come immobili, fatalmente strette nella morsa del fondamentalismo religioso da un lato e di logori regimi dispotici dall'altro. Ma, come dimostrano gli avvenimenti di questi ultimissimi anni, da quelle società, solo apparentemente immobili, attraversate invece da forti tensioni e da speranze di libertà e di cambiamento, si è improvvisamente levato il vento, impetuoso, delle rivolte popolari, che hanno travolto presidenti, ritenuti intoccabili, a lungo protagonisti della scena del Sud del Mediterraneo e, come tali, protagonisti anche di molte pagine di questo libro. Un libro che, come una sorta di cartello indicatore, rimasto in piedi nonostante gli avvenimenti, potrebbe altresì tornare utile per orientare il dialogo e la comprensione reciproca fra gli italiani e i nuovi interlocutori dela Sponda Sud.

Il volume ricostruisce le intense relazioni bilaterali fra l'Italia e i Paesi arabi del Mediterraneo, nei venti anni compresi fra la "caduta del Muro" e l'elezione del presidente degli Stati Uniti Barak Obama. Pubblicato all'alba della cosiddetta "Primavera araba" ancora oggi è un utile strumento per la comprensione dei caratteri della politica mediterranea dell'Italia. Una politica stabilmente ispirata alla "diplomazia dell'amicizia" che ha permesso al nostro Paese di tenere sempre aperti validi canali di comunicazione con tutti i Paesi arabi, compresi quelli più problematici, e con i vari movimenti presenti nelle loro composite società.

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