migranti

Il numero di giugno di Limes, “Mediterranei”, ha un sottotitolo che dice tutto sull'attualità della nostra regione: “Specchio della disunione europea, canale dei migranti, snodo commerciale. Viaggio nel mare non più nostro”. Nel bellissimo editoriale si può leggere della storia d'Italia come “dello svolgersi dei tentativi o delle rinunce, dei successi o dei fallimenti di elevare a geopolitica tale rendita geografica”, eppure, tornando all'attualità, sembra che né la storia né la geografia abbiano insegnato al nostro Paese ad essere una potenza marittima, anzi ultimamente il mare è percepito come fonte di problemi (l'accoglienza dei migranti, l'instabilità libica) più che di opportunità. Né l'Europa, né l'Italia dunque sono stati in grado, fino ad ora, di raccogliere tali opportunità e al loro posto lo stanno facendo russi e cinesi. Della retorica braudeliana non è rimasto nulla, il Mediterraneo ormai divide anche chi non ne fa geograficamente parte, basti pensare alla Brexit, ma non per questo il nostro Paese deve rinunciare ad avere una più ampia strategia commerciale che entri in questa promettente riedizione della “via della seta”.

A distanza di alcune settimane dall’ultimo commento pubblicato su quest’osservatorio, la situazione in Libia non sembra aver registrato evoluzioni di particolare interesse, tranne che per la produzione di petrolio, aumentata, rispetto a pochi mesi fa, da 200.000 barili al giorno ad 800.000. 

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