Rapporto sulle economie del Mediterraneo

 

Nell’edizione 2015 del Rapporto sulle economie del Mediterraneo gli autori dei vari saggi sono stati chiamati ad offrire ai lettori uno sguardo più ampio su quanto è accaduto nell’area mediterranea negli ultimi dieci anni, uno sguardo che tenesse conto dei mutamenti intercorsi, delle transizioni incompiute e delle problematiche che ancora impediscono l’affermarsi di un reale progetto euromediterraneo. Pur conservando il carattere essenziale di osservatorio economico, anche questa edizione, come la scorsa, presenta saggi di analisi politico-istituzionale, in modo da permettere di cogliere da più punti di vista le dinamiche che orientano gli sviluppi nell’area. I temi affrontati nel volume sono legati agli aspetti che più di altri stanno influenzando il quadro delle relazioni euromediterranee, come ad esempio il corto circuito tra sviluppo economico e democrazia che si è creato nei Psem, il problema della povertà e soprattutto della distribuzione della ricchezza, le diverse velocità di crescita di popolazione tra le due sponde, il cambiamento della logistica portuale nel Mediterraneo, i mutamenti climatici e ambientali che rendono sempre più vulnerabili, sia dal punto di vista della stabilità politica che dello sviluppo economico, i Paesi del sud est della regione.

Da segnalare il contributo del direttore del nostro Osservatorio, Matteo Pizzigallo, e che apre il Rapporto, in cui l’autore, ripercorrendo gli ultimi dieci anni, mette in luce i gravi errori politici dell’Unione Europea, dal tradimento degli ideali e degli obiettivi del processo di Barcellona (ormai ridotti al solo contrasto del terrorismo e dell’immigrazione) alla assoluta mancanza di una visione di politica estera per l’area euromediterranea. Errori che hanno favorito il caos e l’instabilità odierni e che ancora mancano di tentativi concreti per porvi rimedio. Un cambio di passo significativo potrebbe partire, secondo Matteo Pizzigallo, dalla codificazione di un diritto che  “tutti coloro che a qualsiasi titolo fuggono da miseria, sofferenze, violenze e oppressioni stanno configurando e affermando nella prassi quotidiana, e vale a dire il diritto di migrare”. 

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