Siria

A sei anni dalle Primavere Arabe che hanno travolto con diversi effetti e decli­nazioni gli Stati della sponda sud del Mediterraneo, le vicende dei Paesi coinvol­ti continuano a rappresentare una delle principali sfide per la Comunità Inter­nazionale e, in particolar modo, per l’Europa. L’instabilità politica ed economica ancora perdurante, il problema dei sempre più consistenti flussi migratori e la crescente destabilizzazione di tutta l’area rendono il bacino del Mediterraneo uno dei teatri più caldi dello scenario internazionale per i prossimi anni. Realiz­zato dall’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” e dal Ce.S.I – Centro Studi Interna­zionali, l’Atlante Geopolitico vuole essere un momento di riflessione sugli avve­nimenti che animano l’area mediterranea. La pubblicazione, che ha una cadenza annuale, parte da una prospettiva storica che si sviluppa nell’analisi dei fenome­ni politici dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum.

L’11 marzo 2016 il vertice dei ministri degli Esteri della Lega Araba aveva deciso di inserire Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroristiche, uniformando in tal modo la propria posizione a quella del Consiglio di cooperazione del Golfo espressa solo poche settimane prima.

Da quando il 27 febbraio scorso, Staffan de Mistura ha raggiunto un primo concreto obiettivo, e cioè il cessate il fuoco fra l’Esercito di Assad e le forze degli oppositori, sul piano diplomatico tutto sembra essersi fermato e i principali nodi da sciogliere per una soluzione politica sono più stretti che mai.

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