Unione Europea

L'Atlante geopolitico del Mediterraneo, giunto ormai alla sua quarta edizione, continua ad aggiornarci sulle turbolenze della regione inserendo, oltre alle schede degli undici Paesi della Sponda Sud, anche tre interessanti approfondimenti. In particolare, l'approfondimento sulle necessità e limiti delle politiche mediterranee dell'Ue offre una ricostruzione storica dei trattati e le strategie che hanno legato i Paesi delle due Sponde dagli anni Settanta ai recenti accordi per il contenimento dei migranti (la missione Eunavfor Med e l'accordo con la Turchia), passando per l'Unione per il Mediterraneo, ormai “contenitore vuoto”. Davvero interessanti anche i contributi sulla radicalizzazione jihadista in Italia e in Europa; il fenomeno, nel nostro Paese, anche se molto marginale, non è stato sottovalutato da chi ha la responsabilità governative e sono state messe in campo politiche efficaci che sono state dettagliatamente analizzate dall'autore. Nella seconda parte del volume, come di consueto, si trovano le undici schede paese, ciascuna ha una parte storica e una di attualità e sono uno strumento necessario per la comprensione di ciò che accade in una delle aree più instabili del globo.

Sulla scena politica internazionale senza dubbio l’avvenimento più significativo è stata la firma della Dichiarazione di Roma che ha suggellato le celebrazioni ufficiali per i “Sessant’anni d’Europa”.

"Crisi economica, Brexit, populismi vari, sfiducia sistemica e calo nel consenso verso i partiti mettono a rischio l'edificio europeista. Dopo sessant'anni sembra opportuno redigere un 'fascicolo di fabbricato' che tenga conto delle ristrutturazioni necessarie a rinforzare le fondamenta, valorizzando la base già esistente, senza cedere alla tentazione di radere al suolo l'intera costruzione. Il presente volume viene incontro a questo scopo, offrendo uno sguardo sull'Europa unita sotto una pluralità di punti di vista, coniugando metodo scientifico e linguaggio divulgativo. Il lettore apprezzerà soprattutto l'approccio che anima il lavoro: non ragionare se sia meglio 'dentro' o 'fuori' l'Unione Europea, ma valutare le potenzialità e i rischi del continente all'interno del mondo globalizzato."

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